Sapeva che da qualche parte, tra i ghiacci della Valle Aurina, c’era un fusto di birra caduto da un elicottero quasi cinquant’anni fa. Glielo aveva raccontato un vicino di casa, ex gestore del rifugio Sasso Nero, destinatario di quella consegna che non era mai arrivata a destinazione a causa della perdita in mezzo a giaccio e neve. Così Daniel Oberlechner, 42 anni, autista e appassionato di corsa in montagna, aveva cominciato a lanciare occhiate in giro durante le sue escursioni, per vedere se da qualche parte – complice anche il ritirarsi dei ghiacci – il fusto saltasse fuori. Per anni solo giri a vuoto fino a quando, nell’estate del 2026, dopo un violento temporale, il fusto ha fatto capolino fra i monti e, una volta recuperato e aperto, ha restituito una bevanda ancora buona.
La vicenda è stata raccontata da molta stampa locale, ma è stata ORF Südtirol, l’emittente pubblica austriaca, come il signor Oberlechner non si fosse imbattuto casualmente nel fusto, ma lo avesse cercato di proposito, per anni addirittura. A questo punto viene da chiedersi anche se Oberlechner si sia tanto appassionato al caso visto che lavora per un’azienda che produce anche birra. Certo è che quelle montagne gli sono ben note: quando ha tempo affronta regolarmente il percorso da San Giovanni al rifugio Sasso Nero, superando quasi duemila metri di dislivello.
Una consegna finita tra i ghiacci
La vicenda ha avuto inizio alla fine degli anni Settanta, quando un elicottero stava trasportando rifornimenti al rifugio Sasso Nero, a oltre tremila metri di quota, sulle montagne della Valle Aurina, in Alto Adige. Durante il volo, un fusto di birra scivolò dalla rete utilizzata per il trasporto precipitando sul ghiacciaio. La fortuna ha evitato che finisse sulla testa di qualche escursionista, mentre neve e ghiaccio hanno poi nascosto a lungo quel contenitore del peso di circa 40 chili.
Nel frattempo il rifugio cui era destinato è stato demolito nel 2016 e sostituito da un nuovo edificio inaugurato nel 2018, circa cento metri più in alto. La storia del fusto invece ha continuato per la sua strada e il signor Oberlechner ne è diventato il “portatore sano”.
La svolta è avvenuta per caso, grazie a un temporale che ha reso visibile il fusto. Per portarlo via Oberlechner ha utilizzato un carrello montacarichi. Il fusto è stato aperto e il contenuto assaggiato. Secondo Lukas Harpf, mastro birraio e titolare dell’azienda per cui lavora Oberlechner, e il risultato è stato a quanto pare sorprendente.
Il ghiaccio ha conservato la birra?
Le basse temperature possono aver rallentato alcuni processi responsabili dell’invecchiamento della birra, in particolare quelli legati all’ossidazione, ma non è possibile stabilire quanto abbiano inciso in questo caso, né ricostruire con precisione le condizioni in cui il fusto è rimasto per decenni.
Soprattutto, il giudizio sulla qualità della bevanda deriva da un assaggio, non da analisi di laboratorio. Il ritrovamento non dimostra quindi che una birra possa conservarsi normalmente per cinquant’anni mantenendo inalterate le proprie caratteristiche. Dimostra però che la tenacia vince sulle lunghe distanze.

