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5 Novembre 2026 | Attualità

L’Italia vien mangiando: la cucina che ha unito un Paese

Al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino ricettari, utensili, dipinti e menù raccontano le abitudini alimentari degli italiani dalla fine del Settecento alla Grande Guerra

dettaglio dal sito www.museorisorgimentotorino.it
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Se c’è qualcosa che ha contribuito a creare il concetto di Italia agli occhi del mondo è sicuramente la passione per la cucina. Prima ancora di diventare uno dei simboli più riconoscibili del Paese da fuori, però, il cibo ha accompagnato la costruzione della sua identità nazionale da dentro: non soltanto attraverso le ricette che, si sa, sono molto regionali, se non addirittura locali, ma anche nelle abitudini quotidiane, nei luoghi di incontro e nelle trasformazioni sociali.

A raccontarlo è «A Tavola! Cucina, cibo e gusto nell’Italia del Risorgimento», la mostra aperta il 21 ottobre al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino che resterà visitabile fino al 4 aprile 2027. L’esposizione, curata dalla storica Ilaria Porciani, ripercorre oltre un secolo di storia, dalla fine del Settecento alla Prima guerra mondiale, attraverso ricettari, menù, dipinti, utensili e testimonianze della vita a tavola. Il risultato? La ricostruzione di come mangiavano gli italiani quando ancora non erano formalmente tali e come, fatta l’Unità, tradizioni regionali e nuove abitudini abbiano contribuito alla formazione di una cultura gastronomica condivisa.

Dalla cucina francese ai ricettari italiani

Alla fine del Settecento, sulle tavole aristocratiche della penisola dominava l’influenza francese. La cucina era anche una questione di prestigio sociale: ingredienti, preparazioni e rituali distinguevano le classi più agiate dal popolo. Con l’Ottocento, però, cambiarono i consumi, gli strumenti e i luoghi della convivialità: si diffusero trattorie, caffè, birrerie e i primi ristoranti. La tavola diventò uno spazio di incontro, nel quale si intrecciavano relazioni sociali, attività economiche e discussioni politiche.

Tra i protagonisti di questo percorso anche il sabaudo Camillo Benso conte di Cavour, frequentatore del ristorante Del Cambio di Torino, e il romagnolo Pellegrino Artusi, autore del celebre ricettario La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, pubblicato nel 1891. Quest’opera, soprattutto, diede un impulso eccezionale alla conoscenza di preparazioni originarie di territori che si trovavano finalmente riuniti in un nuovo Stato, rivolgendosi a un pubblico che poteva finalmente riconoscersi anche in una lingua e in un patrimonio culinario comuni.

La mostra documenta questi cambiamenti attraverso oggetti provenienti da collezioni italiane e internazionali: antichi libri di ricette, menù illustrati, stoviglie, utensili e strumenti che raccontano l’evoluzione delle tecniche di preparazione e conservazione degli alimenti.

La Grande Guerra e la nascita di una cucina comune

Il percorso si conclude con la Prima guerra mondiale, quando milioni di uomini provenienti da regioni diverse si ritrovarono nelle stesse trincee. Per molti soldati, soprattutto giovanissimi contadini, il servizio militare fu la prima occasione di confronto con persone che parlavano dialetti sconosciuti e avevano abitudini alimentari diversissime.

Anche il rancio contribuì a questa esperienza collettiva e condivisa. Pasta preparata con sistemi di cottura collettivi e alimenti conservati nelle scatolette delle industrie di Genova, Bologna e Torino entrarono nella quotidianità dei soldati. Secondo la ricostruzione proposta dalla mostra, per alcuni il vitto militare risultava persino più abbondante di quello consumato abitualmente a casa.

Una mostra che prosegue fuori dal museo

L’esposizione arriva a meno di un anno dal riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, avvenuto nel dicembre 2025, e propone una riflessione sulle origini storiche di questa identità gastronomica.

Accanto al percorso espositivo c’è un programma di incontri, lezioni e iniziative dedicate alla storia dell’alimentazione, con appuntamenti anche nei caffè storici e in altri luoghi della convivialità torinese. Tra gli eventi annunciati figurano un incontro sugli archivi storici delle imprese alimentari, il 18 novembre, e una lezione dello storico Alessandro Barbero, il 9 dicembre, dedicata ai rituali e agli orari dei pasti nell’Ottocento.

La mostra è visitabile fino al 4 aprile 2027 al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, a Palazzo Carignano. L’ingresso intero costa 12 euro, il ridotto 10 euro. Il museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.