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3 Aprile 2024 | Attualità, Innovazione

A Torino per il futuro della Luna

Nella città piemontese il primo simposio sulla protezione del lato nascosto del satellite terrestre. L’evento è stato ideato da Claudio Maccone dell’Istituto Nazionale di Astrofisica che Telepress ha intervistato

Vista l’abbondanza di progetti per portare nello spazio oggetti e persone, qualcuno si è preoccupato di quanto potrebbe accadere alla Luna. In particolare, al suo lato nascosto, dove sarebbe meglio preservare il silenzio radio per consentire qui lo svolgimento di esperimenti senza interferenze. La questione è stata al centro del primo simposio Moon Farside Protection, che si è svolto a marzo a Torino e che già guarda all’International Astronautical Congress che si svolgerà a Milano il prossimo ottobre. A lanciare l’idea dell’incontro torinese è stato Claudio Maccone, luminare dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e presidente dal 2012 al 2021 del SETI, Search for Extraterrestrial Intelligence. Il professore ha avuto il supporto organizzativo dell’Accademia Internazionale di Astronautica (IAA) e il patrocinio di Agenzia Spaziale Italiana, Unione Astronomica Internazionale, Politecnico e Università di Torino.

Per garantire lo sviluppo di attività scientifiche di alta qualità nel campo della cosmologia, dell’astrobiologia, della difesa planetaria e della ricerca di intelligenza extraterrestre, di cui Maccone è uno dei massimi esperti a livello mondiale, andrebbe preservato il lato della Luna che non si vede dalla Terra a causa del fenomeno della rotazione sincrona. Per questo, al simposio si è parlato di definire un’area sul lato nascosto che sia esclusivamente dedicata alla ricerca scientifica, mitigare le emissioni elettromagnetiche e collaborare a livello internazionale per garantire la protezione del patrimonio lunare e scientifico.

Il risultato decisamente più importante di tutti“, spiega a Telepress Luca Derosa, CEO di iMEX.A, società di ingegneria aerospaziale che ha organizzato il simposio: “È stato presentato dall’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni): il loro rappresentante ha comunicato che è in corso la definizione di alcuni nuovi regolamenti a completamento di quelli già esistenti e che in parte già da tempo proteggono alcune frequenze: saranno promulgati a breve e grazie a essi il problema delle frequenze sarà completamente risolto“.

Questa notizia è senza dubbio la più importante, perché:
– uno dei due obiettivi principali del convegno era quello di riuscire a evitare emissioni radio sul farside per determinate frequenze, quelle utili per scopi scientifici;
tutti gli Stati del mondo coinvolti in attività spaziali sono membri dell’ITU e ne seguono i regolamenti. Quindi, non è più necessario un accordo/trattato internazionale in tal senso del COPUOS (Commissione delle Nazioni Unite sull’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico), che sarebbe stato senza dubbio più complesso da ottenere e con tempi sicuramente più lunghi, abbiamo ottenuto il successo sperato nel modo più efficiente possibile, passando appunto dai regolamenti tecnici dell’ITU.

Inoltre, la NASA per conto dell’SFCG (il gruppo di coordinamento di tutte le agenzie spaziali del mondo sul tema delle frequenze da utilizzare nello spazio) ha sottolineato che le attività concordate dai membri vanno esattamente nella stessa direzione. Infine, l’agenzia spaziale indiana ISRO e gli enti cinesi coinvolti nelle missioni spaziali hanno esplicitamente confermato durante le loro presentazioni di voler rispettare la salvaguardia radio del farside, dando così ancora più forza al risultato ottenuto grazie all’ITU.

Il secondo obiettivo principale riguardava la possibile definizione di un’area protetta del farside, nella quale svolgere esclusivamente attività scientifiche. Per questo punto la migliore soluzione che si può perseguire passa dalla definizione di un accordo/trattato internazionale emanato dal COPUOS e sottoscritto dalle principali Nazioni spaziali del mondo. L’attività non sarà né semplice, né veloce, ma grazie al convegno il professor Maccone è apertamente supportato da diverse istituzioni internazionali (IAA, IAU, IISL, ecc.) con le quali sta lavorando.

I prossimi mesi saranno cruciali per i passi successivi in questa direzione“, racconta Claudio Maccone a Telepress: “Ci saranno altre due riunioni del COPUOS durante le quali presenteremo tutti i risultati ottenuti al simposio, poi spero di poterli presentare anche all’ASI in occasione di un meeting in programma il 10 e 11 ottobre a Cagliari, dove si trova il migliore di Radiotelescopio italiano, l’SRT. Da lì mancherà poco all’International Astronautical Congress, che torna in Italia dopo una ventina d’anni, dal 14 al 18 ottobre: questi sono appuntamenti importantissimi, anche per la divulgazione. D’altronde, se mi occupo di spazio è perché nel 1969 sono rimasto affascinato dalle immagini degli astronauti sulla Luna“.

E visto che un esperto di ricerca di Intelligenza extraterrestre non capita tutti i giorni, glielo chiediamo… Professore, ma gli extraterrestri li ha mai visti? “Se li avessimo scoperti, la notizia avrebbe fatto il giro del mondo in qualche secondo. Non abbiamo prove effettive della loro esistenza, ma certo la statistica è dalla parte del sì, viste le dimensioni dello spazio“.

di Daniela Faggion

moon luna ph PeterDargatz

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