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13 Giugno 2026 | Attualità

Addio a Peppo Sacchi, il pioniere della tv libera in Italia

Con la sua Telebiella innescò la “rivoluzione” che portò ad affermare la possibilità di esistere per le tv private

Archivio - dal sito di Telebiella

Molti pensano che la tv privata in Italia sia nata con Silvio Berlusconi, ma si sbagliano. Prima del Cavaliere, era stato un visionario ex cameraman a lanciare la prima tv libera del nostro Paese: Giuseppe “Peppo” Sacchi, morto all’inizio di giugno all’età di 93 anni. Con la sua Telebiella Sacchi non cambiò soltanto il modo di fare televisione, ma aprì una battaglia legale destinata a scardinare il monopolio della Rai e a riscrivere la storia dell’emittenza italiana.

Nato a Como nel dicembre 1932, Sacchi si trasferì giovanissimo a Biella, città che sarebbe diventata la sua casa per il resto della vita. Dopo un’esperienza come cameraman e regista in Rai, decise di lasciare il servizio pubblico per inseguire un’idea che allora sembrava impossibile: costruire anche in Italia una televisione privata, come già avveniva oltreoceano.

Insieme alla moglie Ivana Ramella, giornalista e prima annunciatrice dell’emittente, fondò nel 1971 Telebiella, registrata come “giornale periodico a mezzo video”. Le prime trasmissioni partirono il 6 aprile 1972 utilizzando la rete via cavo, scelta che consentiva di aggirare la normativa dell’epoca, pensata esclusivamente per le trasmissioni via etere. L’idea era quella di fare trasmissioni che fossero più vicine al territorio rispetto all’impronta romano-centrica della Rai.

L’avventura durò poco prima di scontrarsi con lo Stato. Nel 1973 il governo ordinò la chiusura dell’emittente e il cavo che collegava gli studi alla rete cittadina venne fisicamente reciso. Sacchi non si arrese e iniziò una lunga battaglia giudiziaria che ebbe esiti rivoluzionari: il caso arrivò infatti davanti alla Corte costituzionale che, con la storica sentenza n. 225 del 10 luglio 1974, riconobbe la legittimità delle televisioni private via cavo, aprendo di fatto una breccia nel monopolio pubblico. Due anni dopo, con la sentenza n. 202 del 1976, sarebbe arrivato anche il via libera alle emittenti locali via etere, segnando l’inizio della stagione delle televisioni private italiane.

Telebiella fu anche una straordinaria palestra di talenti. Tra i suoi collaboratori figurarono Enzo Tortora, che ne divenne vicepresidente e ne sostenne con convinzione il progetto, e Bruno Lauzi, autore di una trasmissione dedicata alla storia della canzone italiana. Alla fine degli anni Settanta, proprio davanti alle telecamere dell’emittente biellese, mosse i primi passi anche Ezio Greggio, destinato a diventare uno dei volti più popolari della televisione italiana.

Purtroppo, l’uomo che contribuì a rendere possibile la televisione commerciale non riuscì a beneficiare della rivoluzione che aveva innescato: quando il mercato dell’emittenza privata decollò su scala nazionale, con l’ingresso di grandi editori e imprenditori, Telebiella non disponeva delle risorse economiche necessarie per competere. Il suo apporto storico, però, lo aveva già dato: senza la sfida di Sacchi e la sua vittoria davanti alla Consulta, la televisione privata italiana avrebbe probabilmente seguito un percorso molto diverso.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.