Sensori per controllare l’umidità del terreno, sistemi di irrigazione automatizzata, previsioni meteorologiche integrate e strumenti per distribuire con maggiore precisione acqua, fertilizzanti ed energia. La digitalizzazione sta entrando nelle aziende agricole italiane anche in risposta alla siccità, alle alte temperature e alla crescente frequenza degli eventi meteorologici estremi.
Secondo un’analisi diffusa da Coldiretti in occasione della Global Conference on Smart Farming della Fao, otto aziende agricole su dieci sarebbero disponibili a investire in tecnologie digitali. La rilevazione deriva dal primo censimento europeo sulla maturità digitale delle imprese agricole, elaborato dal Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next.
La conferenza della Fao si è tenuta a Roma dall’1 al 3 luglio 2026 ed è stata dedicata all’impiego di dati e tecnologie per rendere i sistemi agroalimentari più produttivi, sostenibili e resistenti ai cambiamenti climatici. Tra i temi affrontati figuravano l’agricoltura di precisione, l’intelligenza artificiale, l’utilizzo dei dati e le condizioni necessarie per estendere queste soluzioni anche alle aziende di minori dimensioni.
In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Smart AgriFood richiamati da Coldiretti, il mercato delle tecnologie per l’agricoltura 4.0 e 5.0 avrebbe raggiunto un valore complessivo di circa 2,5 miliardi di euro. Le superfici sulle quali vengono già utilizzati strumenti avanzati supererebbero il milione di ettari, pari al 9,5% della superficie agricola considerata.
Le applicazioni riguardano soprattutto il monitoraggio delle colture e l’uso più preciso dei fattori produttivi. Sensori installati nei campi possono misurare la disponibilità di acqua, la temperatura, la fertilità del suolo e le condizioni delle piante. I dati vengono poi utilizzati per stabilire quando irrigare, quanto fertilizzante distribuire o come intervenire in presenza di parassiti e malattie.
L’obiettivo è ridurre gli sprechi e i costi, ma anche limitare i danni provocati da periodi di siccità e caldo intenso. L’agricoltura digitale non elimina la necessità di acqua, ma permette di utilizzarla in modo più selettivo, intervenendo soltanto nelle aree e nei momenti nei quali è necessaria.
Alla diffusione delle tecnologie continua però a opporsi la qualità delle connessioni nelle zone rurali. Secondo un’elaborazione Coldiretti basata sul Digital Decade Country Report 2026, in Italia la fibra ottica raggiungerebbe soltanto il 44,5% delle famiglie residenti nelle aree rurali, una quota inferiore alla media europea.
Il problema riguarda in particolare il cosiddetto ultimo miglio, cioè il tratto necessario per collegare la rete principale alla singola azienda agricola. Nelle aree poco popolate la realizzazione di questo collegamento può risultare costosa e poco conveniente per gli operatori, lasciando imprese anche relativamente vicine alla rete senza una connessione sufficientemente veloce e stabile.
Per cercare di ridurre questo divario, Coldiretti e l’Associazione italiana Internet provider, Aiip, hanno firmato un protocollo d’intesa. L’accordo prevede la ricognizione delle esigenze di connettività delle aziende agricole, la definizione di modelli tecnici standard e la ricerca di soluzioni per portare la fibra fino alle imprese. Le due organizzazioni intendono inoltre favorire l’accesso a bandi, contributi pubblici e voucher destinati a finanziare gli allacciamenti. Il protocollo comprende anche attività informative sull’impiego di sensori, dispositivi connessi, sistemi di gestione aziendale e intelligenza artificiale.
La disponibilità di una connessione veloce non è indispensabile per ogni strumento agricolo digitale: alcuni sensori e macchinari possono infatti funzionare anche localmente o trasmettere quantità limitate di dati. Diventa però decisiva quando occorre collegare più dispositivi, elaborare informazioni in tempo reale, utilizzare servizi in cloud o controllare a distanza impianti e coltivazioni.
La crescita dell’agricoltura digitale dipenderà quindi non soltanto dalla propensione delle imprese a investire, ma anche dalla possibilità di disporre nelle campagne di infrastrutture, competenze e incentivi economici adeguati. Al momento, nonostante un mercato già consistente, gli strumenti avanzati interessano meno di un decimo delle superfici agricole: un dato che mostra insieme il percorso compiuto e il margine ancora disponibile per la loro diffusione.

