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2 Luglio 2026 | Attualità

Curare l’Artico con l’acqua

La startup Real Ice pompa acqua di mare sul ghiaccio artico per ispessire la banchisa. Risultati promettenti, scienziati divisi sui rischi.

A Cambridge Bay, nell’Arcipelago Artico Canadese, una squadra perfora il ghiaccio e pompa acqua di mare in superficie. Il freddo invernale fa il resto. L’acqua gela e aggiunge spessore alla banchisa. Il progetto si chiama Real Ice. Lo guida un italiano, Andrea Ceccolini.

L’Artico si scalda quasi quattro volte più della media globale. Diversi modelli prevedono estati senza ghiaccio già negli anni Trenta. Real Ice, startup britannica nata nel 2022, opera a 70 gradi di latitudine nord, a un chilometro dalla costa. Il primo test operativo è partito a gennaio 2025 su circa 4.000 metri quadrati. Da gennaio a maggio lo strato è cresciuto in media di 50 centimetri rispetto all’area di controllo. Un secondo esperimento, su un’area dieci volte più ampia, ha aggiunto circa 10 centimetri.

Il ghiaccio trattato ha una seconda proprietà. È più brillante. Riflette oltre il doppio della radiazione solare. Più albedo significa meno energia assorbita e fusione più lenta. I sensori indicano che i siti canadesi hanno resistito da sette a dieci giorni in più della media storica. Un test parallelo alle Svalbard, condotto dall’olandese Arctic Reflections, non ha mostrato lo stesso rallentamento.

La scala resta il nodo. Real Ice punta a ispessire quasi un milione di chilometri quadrati di banchisa. Servirebbero circa 500.000 droni sottomarini, lunghi due metri, alimentati a idrogeno verde. Costo stimato: tra 5 e 10 miliardi di dollari l’anno. I droni nascono in Italia, alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. A febbraio 2026 un prototipo è stato testato in Finlandia. Nel 2027 la società vuole coprire 100 chilometri quadrati in Canada.

La comunità scientifica è divisa. Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr, chiede dati con revisione paritaria. Definisce ambizioso ispessire aree oltre i pochi chilometri quadrati. Christian Haas, dell’Alfred Wegener Institute, sposta il problema sulla qualità del ghiaccio. Il congelamento espelle salamoia. Un ghiaccio più salato e poroso potrebbe fondere più in fretta. L’anno scorso 42 scienziati hanno firmato un articolo contro la geoingegneria polare. Il timore: distogliere risorse dall’obiettivo vero, tagliare le emissioni fossili.

Ceccolini accetta lo scetticismo e commenta: “Non ci nascondiamo che c’è più di un elemento di scetticismo nel mondo della scienza e dell’accademia verso il nostro progetto. Ma noi siamo aperti a collaborare e i nostri dati sono open source, a disposizione di tutti. Per quando riguarda la scalabilità, la tecnica dei droni ci permetterà di avere un approccio modulare. Un solo drone potrebbe ispessire d’estate una strada su ghiaccio fondamentale per una comunità indigena. Una pattuglia di 10 droni potrebbe ripristinate il ghiaccio in una baia. Mille o diecimila potrebbero avere un impatto regionale”. 

Di <a href="https://www.telepress.news/author/sara-giudice/" target="_self">Sara Giudice</a>

Di Sara Giudice

Nata e cresciuta a Milano, laureata in Relazioni Internazionali, dal 2021 scrivo per Telepress, dove racconto di cultura, arti in ogni loro forma, lifestyle e attualità, dedicandomi con entusiasmo alla sezione New Video. Il mio percorso di sei anni nell’editoria, subito dopo gli studi, orienta la mia attenzione verso tutto ciò che ruota attorno al mondo del libro, dell’arte e della cultura contemporanea.