Alcuni cognomi italiani rischiano di scomparire. È una delle conseguenze della denatalità che vede l’Italia con i livelli di fecondità tra i più bassi in Europa: secondo i dati Istat, il nostro Paese è in coda con un numero medio di figli per donna di 1,14 in calo rispetto all’1,18 del 2024. Il Centro ha la fecondità più bassa (1,07 figli per donna; 1,11 nel 2024), seguito dal Nord con 1,15 (da 1,19) e dal Mezzogiorno con 1,16 (da 1,20).
L’indagine di MyHeritage
Questo fenomeno sta progressivamente interrompendo la continuità delle linee familiari e determinando via via la scomparsa di cognomi. La dinamica svela la centralità dell’aspetto demografico, non è solo una questione linguistica o storica. L’indagine è stata realizzata attraverso lo studio di archivi anagrafici e dei registri genealogici italiani dalla piattaforma internazionale MyHeritage che è specializzata in servizi di genealogia e conserva miliardi di documenti storici.
Quali sono i cognomi a rischio estinzione
MyHeritage ha individuato 13 cognomi tra quelli con il futuro più incerto. Molti richiamano epoche passate, antichi mestieri o caratteristiche attribuite agli antenati:
- Aguglione: cognome fiorentino risalente al XIII secolo, probabilmente collegato alla parola “aguglia” e quindi ad attività artigianali o alla pesca. Oggi è rarissimo;
- Bellagamba: tipico dell’area tra Toscana ed Emilia-Romagna, nasce come descrizione fisica in epoca medievale. La sua diffusione è ormai limitata;
- Cantarutti: di origine friulana, significa “piccolo cantante” ed era legato a figure musicali o popolari. Sopravvive in pochissimi nuclei, soprattutto vicino a Udine;
- Diotallevi: cognome dal significato religioso, diffuso nel Centro Italia e spesso attribuito ai trovatelli. Oggi è sempre meno comune;
- Incognito: assegnato a individui di origine sconosciuta, conserva un forte valore simbolico ma è in rapido declino;
- Legista: presente soprattutto a Caltagirone, deriva dal latino e indicava un giurista o avvocato;
- Mangiaterra: apparentemente curioso, potrebbe derivare da “Magnaterra”, cioè grande proprietario terriero;
- Mezzasalma: legato a un’antica unità di misura agraria siciliana, più che a un significato macabro;
- Prencipe: variante meridionale di “principe”, usata come soprannome per figure autorevoli;
- Proietti: derivato da “proietto” (abbandonato), attribuito ai trovatelli in Umbria e Lazio;
- Scantamburlo: cognome veneto di origine dialettale, oggi estremamente raro;
- Vespasiani: collegato all’imperatore romano Vespasiano, mantiene un valore storico ma conta pochi portatori;
- Zappacosta: di origine meridionale, richiama il lavoro agricolo ed è oggi più diffuso all’estero che nei territori d’origine.
Il peso dello spopolamento
A incidere sulla tendenza dei cognomi a scomparire è anche la crescente mobilità geografica. Le famiglie si spostano, si disperdono e abbandonano i territori d’origine, indebolendo ulteriormente quei cognomi radicati in specifiche comunità locali.
I cosiddetti cognomi “territoriali”, nati in una singola area o legati a una precisa tradizione dialettale, risultano i più vulnerabili. Con lo spopolamento delle aree periferiche e la concentrazione nei grandi centri urbani, questi nomi rischiano di perdere definitivamente i loro ultimi portatori. Una perdita non solo simbolica, dato che funzionano come piccoli archivi viventi: raccontano mestieri, ruoli sociali e frammenti di vita delle comunità del passato.

