Una grandinata gli sfonda il tetto di casa nel 2023. Tre anni dopo, a 21 anni, Davide Agostini mette a punto un’app che in pochi giorni finisce ai primi posti degli store italiani, con centinaia di migliaia di utenti. In mezzo, un diploma da perito informatico, l’inizio di Economia e parecchie righe di codice scritte da solo. È la storia di Grandinometro, applicazione gratuita nata per risolvere un problema tanto semplice da formulare quanto complicato da affrontare: sapere dove sta effettivamente colpendo la grandine e avvertire in tempo chi si trova sulla traiettoria del temporale, così da consentirgli, ad esempio, di mettere l’auto al coperto.
Una sera di luglio 2023 Agostini, allora diciottenne, esce per andare a suonare. Quando torna a casa, a Vigonza, trova il tetto di casa completamente danneggiato dalla grandine. Da lì comincia a lavorare a quello che definisce «un progetto civico» nato «in cameretta». Gli studi informatici gli permettono di sviluppare da solo l’algoritmo e l’infrastruttura di quella che oggi è l’app Grandinometro. E nel frattempo si iscrive a Economia.
All’inizio di settembre 2026 la sua storia comincia a circolare e, in pochi giorni, Grandinometro passa da poche centinaia di utenti a oltre 250mila. Alla domanda di Telepress se sia ancora uno studente o se sia diventato un imprenditore risponde ridendo: «Nella confusione della pressione mediatica e dell’esplosione di Grandinometro non so dare una risposta. Sicuramente sono ancora studente, sicuramente sono anche imprenditore».
Dal radar agli “occhi dal basso”
Grandinometro non sostituisce le previsioni meteorologiche e non è un servizio ufficiale di allerta. Utilizza i dati radar pubblici del Dipartimento della Protezione civile e li combina con le segnalazioni geolocalizzate di chi si trova sotto il temporale. L’obiettivo è restringere il campo: non avere l’informazione generica che su una zona sono possibili fenomeni intensi, ma individuare dove la grandine sta effettivamente colpendo e seguirne lo spostamento.
«Il radar ci dice: qui c’è un temporale», spiega Agostini: «L’utente ci dice: in questa parte del temporale sta grandinando. E noi andiamo a vedere quale parte passerà sopra la tua testa». Il principio alla base è in una formula efficace: “una rete di occhi umani”. Non soltanto l’occhio dall’alto del radar, dunque, ma soprattutto gli occhi dal basso di chi sta guardando il cielo.
Più utenti partecipano, più informazioni arrivano. Ed è qui che emerge uno dei problemi più interessanti del progetto: come fidarsi di una rete di segnalazioni aperta a tutti? «Purtroppo di segnalazioni false ne ho rilevate tantissime, non me l’aspettavo», racconta Agostini che ha rielaborato il sistema in modo da attribuire un peso diverso ai segnalatori: contano lo storico, le conferme degli altri utenti, le fotografie allegate e l’affidabilità dimostrata nel tempo. Una segnalazione proveniente da un utente che si è rivelato poco affidabile può aver bisogno di altre conferme prima di produrre effetti; a monte, inoltre, il radar impedisce di segnalare pioggia o grandine dove non risultano fenomeni meteorologici compatibili. Nei casi sospetti, infine, interviene lo stesso Agostini con una verifica umana.
Da 650 utenti a centinaia di migliaia
La crescita di Grandinometro è arrivata quasi tutta insieme. Agostini ricostruisce così la progressione: 650 utenti il 2 settembre, circa 6 mila il 5 settembre, oltre 250 mila oggi 17 settembre. Nei giorni dell’esplosione aveva già raccontato di essere stato costretto ad aggiungere server per sostenere l’aumento del traffico.
L’effetto rete, per un’applicazione costruita sulle segnalazioni, è parte stessa del prodotto: «Più persone ci sono, meglio l’app funziona», dice lo studente-imprenditore. Agostini racconta che in una sola giornata con pioggia e piccoli temporali ha ricevuto oltre 5 mila segnalazioni, ma sostiene di non sapere quante automobili Grandinometro abbia effettivamente salvato: «Non ho evidenze verificabili», dice, però ha centinaia di email di ringraziamento di utenti che sostengono di aver ricevuto l’avviso prima dell’arrivo del temporale.
Gratis per gli utenti, business con le aziende
Per ora Grandinometro resta gratuito e Agostini prende un impegno preciso: «La notifica di grandine non sarà mai a pagamento». L’idea è che chi riceve gratuitamente l’avviso ricambi contribuendo alla rete quando il fenomeno passa sopra la propria zona.
Neppure la pubblicità sembra essere in cima alla lista dei desideri. «Spero di non doverlo fare», dice, indicando piuttosto nel B2B una possibile strada per rendere economicamente sostenibile il progetto. In molti hanno bussato alla porta della cameretta: ad assicurazioni, aziende, investitori… «È arrivato di tutto. Io ascolto, per il momento». Però a ventun anni ha scelto di non ascoltare da solo: per valutare offerte e proposte si è affidato a uno studio professionale di Padova: «Conosco i miei limiti. Le offerte si girano allo studio legale, in modo che faccia i miei interessi meglio di quanto saprei farli io».
Sul codice, è ancora solo ma gli piace raccontare il progetto al plurale, perché ha già creato una vera e propria community: chi segnala, chi allega fotografie, chi conferma o smentisce ciò che vede sulla mappa. «Io sono un po’ il capitano della situazione perché sono l’unico che ha le mani sul codice. Sono io, anche se mi piacerebbe essere noi».
L’allarme non basta: bisogna trovare un tetto
C’è infine una funzione meno appariscente ma forse tra le più concrete. Grandinometro contiene una mappa dei luoghi dove mettere al riparo l’automobile: parcheggi multipiano, aree coperte dei supermercati, pensiline dei distributori e altri punti protetti. Agostini vuole permettere agli stessi utenti di aggiungerne di nuovi.
Il ragionamento gli è venuto mentre costruiva l’app: «Ho risolto il problema, gli ho dato un avviso. E questi dove portano la macchina se non hanno un garage?». Così l’app dovrebbe non soltanto dire che la grandine si sta avvicinando, ma indicare anche il riparo più vicino e avviare la navigazione per raggiungerlo.
Quanto tempo gli prende un’applicazione che in pochi giorni è passata da progetto personale a fenomeno nazionale? «Ventiquattro ore al giorno, tolte le sette che dormo», dice Agostini. D’altronde, dopo il successo della prima versione, sta già lavorando alla nuova release prevista entro l’estate 2027. Piovono idee.

