Un’avaria al sistema di controllo del reattore che produceva triclorofenolo impedì il corretto raffreddamento della massa. La temperatura superò i 500 gradi e innescò la formazione di diossina TCDD, uno dei composti più tossici conosciuti. La sostanza si disperse nell’atmosfera e contaminò un’ampia area tra Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio. Migliaia di persone furono esposte al veleno.
Il territorio fu diviso in tre zone secondo il livello di contaminazione. La zona A era la più colpita: circa 700 abitanti furono evacuati e molte case furono demolite. Centinaia di persone svilupparono una grave dermatosi chiamata cloracne; gli studi epidemiologici degli anni successivi registrarono un aumento delle patologie tumorali. Oltre 80 mila animali morirono per la contaminazione o furono abbattuti per impedire l’ingresso della diossina nella catena alimentare.
Da quella tragedia nacque nel 1982 la Direttiva Seveso: la prima normativa europea per la prevenzione e il controllo degli incidenti industriali rilevanti, poi rafforzata dalle direttive Seveso II e Seveso III, tuttora in vigore. Sull’area bonificata sorge oggi il Bosco delle Querce: un parco di 43 ettari tra Seveso e Meda che custodisce le vasche con i materiali contaminati ed è diventato il simbolo della rinascita del territorio.
A cinquant’anni esatti dal disastro, venerdì 10 luglio 2026 il Bosco delle Querce ospiterà la commemorazione ufficiale alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle istituzioni locali e regionali.

