L’Italia resta associata nel mondo alla dieta mediterranea ma l’immagine non coincide più con le abitudini di una parte consistente della popolazione. Un’inchiesta della BBC descrive un Paese nel quale bambini e adolescenti sono tra i più esposti in Europa all’eccesso ponderale, soprattutto nelle regioni meridionali.
Secondo Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California, solo un italiano su dieci seguirebbe davvero il modello tradizionale, fondato su verdure, legumi, cereali integrali, olio d’oliva e consumo moderato di pesce. Al suo posto si sarebbe affermata la dieta delle “5 P”: pizza, pasta, patate, proteine e pane. Il problema, però, non sono i singoli alimenti, ma frequenza, quantità e abbinamenti con prodotti ultraprocessati, snack, bevande zuccherate e una vita sempre più sedentaria.
In questa situazione la Campania rappresenta il caso più critico. In alcune aree oltre il 40% dei bambini di otto e nove anni risulta in sovrappeso. La BBC indica Ponticelli, periferia orientale di Napoli, come uno degli epicentri dell’obesità infantile.
Negli anni Cinquanta, Ancel e Margaret Keys studiarono proprio le comunità del Sud Italia, collegando la loro alimentazione essenziale a una bassa incidenza di malattie cardiovascolari. Quel modello, diventato un riferimento mondiale, oggi sarebbe largamente abbandonato nel Paese che lo ha ispirato.
I dati ufficiali confermano la gravità, ma non una crescita uniforme. Secondo OKkio alla SALUTE dell’Istituto superiore di sanità, nel 2023 il 19% dei bambini italiani di 8-9 anni era in sovrappeso e il 9,8% obeso, con un andamento nazionale in miglioramento. In Campania, tuttavia, sovrappeso e obesità raggiungevano complessivamente il 43,2%. L’emergenza resta dunque reale, ma è soprattutto territoriale, sociale e culturale: non è la pasta a rendere obesi, bensì la perdita dell’equilibrio alimentare e dello stile di vita che definivano la vera dieta mediterranea.

