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1 Aprile 2024 | Innovazione

Studenti Italiani scelti dall’ESA per un progetto spaziale

E’ nata quasi per gioco, davanti a una macchinetta del caffè tra due colleghi dell’Università di Trento l’idea di candidarsi all’Esa Academy Experiments Programme, un’iniziativa dell’Agenzia Spaziale Europea dedicata alla formazione universitaria, condotta in stretta collaborazione con gli atenei degli stati membri.

Piano piano il gioco si è trasformato in un effettiva possibilità, sono stati coinvolti i diversi dipartimenti e si è costituito un team di 11 studenti che frequentano il dottorato o studiano nell’Ateneo trentino.  Giovani che vivranno da protagonisti tutte le fasi di una missione e di un progetto spaziale, compreso il rientro a Terra.

Unico team italiano tra i sette che hanno superato la dura selezione dell’Agenzia spaziale europea, il team di UniTrento porterà nello spazio il proprio progetto, il rivelatore di particelle chiamato Sparkle. Partenza stimata entro il 2025 a bordo del veicolo spaziale Space rider e rientro sulla Terra non prima di un paio di mesi. Prima, durante e dopo la missione c’è tutto il tempo per lavorare fianco a fianco con il personale Esa e veder crescere le proprie idee. In una parola ‘imparare’.

Abbiamo dialogato con due degli undici studenti coinvolti: Greta Brianti, parmense di origine, triestina di adozione dove ha conseguito la laurea magistrale in Fisica delle Particelle, collaboratrice con ATLAS presso il CERN al secondo anno di dottorato studia la fisica delle alte energia; Riccardo Nicolaidis, capo gruppo del team, laurea magistrale in Fisica presso l’Università di Trento. Attualmente dottorando sempre a Trento, studia la rilevazione di particelle nello spazio con strumenti che si trovano in orbita intorno alla terra.

Come è andata quando avete saputo che L’ESA aveva scelto il vostro progetto?

Greta: ci è arrivata una mail che diceva che avremmo trovato in allegato la risposta in merito alla nostra candidatura. Peccato che l’allegato contava di tre fitte pagine di pdf. Subito ci siamo messi spasmodicamente a cercare la risposta e alla fine l’abbiamo trovata. “Siamo stati selezionati” (Poi abbiamo letto anche il contenuto del pdf non temete).

Riccardo: è stato davvero una bella emozione. E’ stato molto bello anche il meeting di selezione dove abbiamo presentato il progetto all’ ESA. Eravamo tutto il team, molto unito, tutti sono intervenuti ed è stata proprio una bella discussione.

Cosa mandate in orbita? Ce lo spiegate in modo semplice anche per i non addetti ai lavori?

Riccardo: Per spiegarlo in modo semplice possiamo partire da un analogia tra la meteorologia sulla terra e fuori dalla terra. Sulla terra siamo in grado  attraverso il satellitedi fare previsioni metereologiche che influiscono sulle nostre decisioni. Fuori dalla terra invece c’è un ambiente più ostico che è caratterizzato dall’interazione tra il Sole e il nostro pianeta. Il sole è una stella che emana tante particelle, radiazioni, protoni, molto materiale. Può succedere che nei periodi di attività intensa il Sole emetta una grande quantità di materiale che impatti sulla terra e che crei dei disturbi ad esempio alla nostra infrastruttura elettrica. Questi si chiamano eventi di meteorologia spaziale. Un esempio è l’evento di Carrington nel 1959, durante una tempesta geomagnetica (la più grande mai osservata dagli astronomi) alcuni telegrafi funzionavano senza essere alimentati dalla corrente perchè c’era tantissima energia che arrivava dall’esterno. Sparkle lo strumento che mandiamo in orbita serve a monitorare i flussi di queste particelle cariche che attraversano lo spazio. Inoltre, ci permetterà di studiare Lampi Gamma, brevi ed intensi bagliori di luce ad alta energia che provengono dall’universo lontano, e i Terrestrial Gamma-ray Flashes, brevi lampi di raggi X che si possono essere emessi durante violenti fenomeni temporaleschi.

Greta:  In sostanza Sparkle, è un cubetto (10X10X10) dove noi inseriamo dei materiali che sono in grado di reagire al passaggio di queste particelle di cui parlava Riccardo. Sparkle per arrivare su ha bisogno della sua “nave” che è il satellite Space Rider che arriverà in orbita si aprirà ed esporrà il cubetto nella “giungla spaziale”. Ci sono posti dove è più pericoloso stare e posti più tranquilli. Sparkle navigherà su Space Rider in queste diverse regioni e dobbiamo cercare di capire cosa c’è, cosa possiamo vedere, se ci arrivano dei segnali dallo spazio profondo. Il primo scopo di questo progetto non è dare risposte scientifiche ma darci la possibilità come studenti di creare uno apparecchio spaziale e che con i nostri background e studi diversificati cerchiamo di costruire uno strumento.

Continua Riccardo: Esatto uno degli obiettivi principali è quello di avere un esito formativo. Siamo qua per formarci e tutte le competenze che acquisiremo saranno spendibili in altri ambiti, per esempio ambiti dell’industria del territorio, ambiti di ricerca scientifica.

Quindi da quello che ci raccontate Sparkle sarà esposto a grandi pericoli?

Greta: Si, bisogna considerare che anche tutti i materiali che noi mettiamo nel cubetto devono subire delle procedure di testing. Infatti Sparkle viene scaldato, viene scosso, si fanno una serie di test che vanno a verificare se può sopravvivere e se gli strumenti di cui lo dotiamo risultano adatti.

Cosa ha significato per voi personalmente partecipare a questo progetto?

Greta: Per me è un opportunità sicuramente importante dal punto di vista lavorativo dato che ha ampliato il mio background formativo. Però l’altra opportunità è stata conoscere un gruppo di persone incredibili e appassionate che partendo da zero senza budget, ne finanziamenti hanno costruito qualcosa di davvero significativo e concreto. Ho visto con i miei occhi che le persone con la passione possono arrivare a fare cose incredibili.

Riccardo: E’ stata un’emozione forte vedere piano piano come tutto crescere, il tempo che scorre e il progetto che sempre di più prendeva forma. La componente umana è stata molto significativa. La parte più importante di un progetto non è tanto il progetto in se o l’attività da fare o il dover risolvere problemi ma l’avere l’interazione continua con le persone. La risorsa umana è quello che conta di più.

Di Sara Giudice

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