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14 Settembre 2023 | Ambiente, Attualità

Università italiane, fondi alle eccellenze riconosciute

Cinquantasette ricercatori hanno ricevuto le Erc starting Grants. L’ateneo di Udine guida un progetto europeo sui cambiamenti climatici.

 

Sono stati 57 i ricercatori italiani che quest’anno hanno ottenuto le borse d’eccellenza europee, le Erc starting grants: 16 in più di quelli che le avevano ricevute nel 2022 (41), a un soffio dagli studiosi tedeschi, che restano i più premiati dai finanziamenti europei. Oltre al fatto che ci siano dei fondi in arrivo, la notizia ha anche un altro significato: le università e i centri di ricerca italiani sembrano essere finalmente in grado di attrarre e trattenere talenti e menti brillanti, ospitando 32 progetti e facendo salire l’Italia al quarto porto nella classifica dei Paesi ospitanti.

 

Alla Bocconi sono andate 7 delle 32 borse assegnate, 4 quelle che hanno raggiunto l’Università di Padova. Gli altri 46 supporti alla ricerca andranno in numero di 3 a Politecnico di Milano; in numero di 2 a Cnr, Gran Sasso Science Institute e Scuola Superiore Sant’Anna (2); una borsa, infine, rispettivamente a Libera Università di Bolzano, Università di Torino, Orientale di Napoli, Politecnico di Bari, San Raffaele, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Fondazione Bruno Kessler, Sissa di Trieste, Istituto Firc di Oncologia Molecolare, Università di Genova, Pavia e Firenze.

 

Un’altra notizia di questi giorni racconta l’attrattiva degli Atenei italiani, spesso “appannata” dalle migliori prospettive all’estero: il progetto europeo quadriennale “Wildcard”, dedicato ai cambiamenti climatici, sarà guidato dall’Università di Udine. Oltre 10 milioni il suo valore, partirà a gennaio 2024 e coinvolgerà 16 partner di nove Paesi (Belgio, Bulgaria, Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Romania, Svizzera. L’obiettivo è quello di valutare, a livello europeo, l’impatto della rinaturalizzazione di aree montane e marginali a livello di biodiversità e stoccaggio del carbonio.

 

Due i fenomeni naturali su cui si concentrerà l’attenzione: l’espansione naturale del bosco su terreni agricoli abbandonati e la libera evoluzione degli ecosistemi forestali quando si interrompe la gestione forestale. Si tratterà di un lavoro a tutto tondo, con misurazioni dirette, osservazioni da remoto, modelli sulle dinamiche della vegetazione, ma anche analisi economiche, politiche e sociali. L’investimento conta di identificare i meccanismi di innovazione sociale, i modelli e gli incentivi utili a supportare azioni basate sulla natura per favorire la mitigazione del cambiamento climatico in atto.

 

di Daniela Faggion

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