Per questo è stato messo a punto Sustain-Arctic, progetto europeo coordinato dal Politecnico di Torino per ridurre l’impatto ambientale di queste attività, senza compromettere la raccolta dei dati. Perché la scienza deve andare avanti se deve aiutare l’ambiente.
L’iniziativa, avviata il 1° ottobre 2026 nell’ambito del programma Horizon Europe, durerà tre anni e coinvolgerà 11 istituzioni di sei Paesi: Italia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Polonia e Francia. Il finanziamento complessivo dell’Unione europea è di 5,67 milioni di euro, di cui circa 742 mila destinati al Politecnico.
Due basi sperimentali tra Norvegia e Finlandia
Il progetto prevede di sviluppare e sperimentare soluzioni per rendere più sostenibili le infrastrutture scientifiche nelle regioni artiche e subartiche. Con le due installazioni dimostrative nelle isole Svalbard e in Finlandia verranno testati sistemi energetici basati su fonti rinnovabili locali, in particolare fotovoltaico ed eolico, integrati con tecnologie di accumulo.
L’obiettivo è ridurre la dipendenza dal diesel e contribuire all’approvvigionamento energetico delle basi durante tutto l’anno, anche durante i lunghi periodi in cui le condizioni climatiche limitano la produzione di energia rinnovabile. La sperimentazione riguarderà anche soluzioni per la gestione e il recupero dei rifiuti e delle acque reflue, particolarmente complessi nelle stazioni isolate, che spesso sono prive di collegamenti alle reti di distribuzione e smaltimento.
Meno spostamenti grazie alle tecnologie digitali
Un altro filone di lavoro riguarda la riduzione delle attività che richiedono la presenza fisica dei ricercatori. Il progetto utilizzerà strumenti digitali, intelligenza artificiale, osservazione della Terra e digital twin, cioè modelli virtuali che permettono di simulare e monitorare il funzionamento delle infrastrutture. Queste tecnologie potrebbero limitare parte degli spostamenti e delle permanenze sul campo, mantenendo la continuità delle osservazioni scientifiche.
A coordinare Sustain-Arctic è Massimo Santarelli, docente del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino. L’ateneo aveva già lavorato a soluzioni energetiche per ambienti remoti con il progetto europeo Remote, sviluppato tra il 2018 e il 2022, che ha portato alla realizzazione di un sistema ibrido basato sull’idrogeno nel fiordo di Rye, in Norvegia.
Al nuovo programma partecipa anche l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che contribuirà con competenze scientifiche e tecnologiche dedicate allo studio degli ecosistemi artici. Le attività coinvolgeranno inoltre le comunità locali e le popolazioni indigene, con l’idea di sviluppare soluzioni utilizzabili anche in altri territori remoti. I risultati delle sperimentazioni confluiranno in una piattaforma online destinata a raccogliere tecnologie validate e indicazioni operative per le infrastrutture di ricerca.

