Il dato è riportato nel Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di The European House – Ambrosetti (TEHA) ed è richiamato nella ricerca Building a Water Smart Economy in the Euro-Mediterranean Area: The Role of Business, promossa da UN Global Compact Network Italia insieme a TEHA, con il supporto di Edison, e presentata a Roma nell’ambito dell’Euro-Mediterranean Water Forum 2026.
Secondo il Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua, nel 2024 le attività economiche legate alla risorsa idrica hanno generato 384 miliardi di euro di valore aggiunto, circa un quinto del totale nazionale. Le perdite economiche annue stimate in 13,4 miliardi di euro equivalgono, secondo gli autori, a due giorni e mezzo di attività economica dell’intero Paese.
Le imprese sottovalutano il rischio
La ricerca comprende un’indagine condotta su 94 imprese aderenti a UN Global Compact Network Italia. Ovviamente, si tratta di un campione che non può essere considerato rappresentativo di tutte le aziende italiane, ma offre uno spaccato interessante. Tra le imprese esaminate, il 56,4% opera in aree soggette a stress idrico mentre solo un terzo – il 34% – considera la disponibilità d’acqua un rischio elevato o molto elevato per la continuità delle proprie attività: una distanza tra esposizione al rischio e consapevolezza che si riflette anche nelle strategie aziendali. Appena il 9,6%, infatti, dispone di una politica specifica per la gestione dell’acqua e solo l’8,5% ne prevede la supervisione diretta da parte dei vertici.
Investimenti ancora limitati
Anche gli investimenti mostrano margini di miglioramento: il 29,5% delle aziende intervistate non investe nella gestione dell’acqua; il 31,8% vi destina meno del 5% degli investimenti complessivi; soltanto il 15,9%, infine, considera l’innovazione in questo ambito strategica per il proprio modello operativo.
Secondo Daniela Bernacchi, direttrice esecutiva di UN Global Compact Network Italia, è necessario passare da una gestione prevalentemente operativa della risorsa idrica a un approccio strategico, integrando il rischio idrico nella pianificazione economica e nelle decisioni di investimento. La consapevolezza che sembra occorrere alle imprese italiane è che il problema non riguarda soltanto la disponibilità d’acqua, ma anche la loro capacità di prevenire interruzioni produttive e costi futuri.

