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26 Giugno 2026 | Ambiente, Attualità

Italia tra due estremi: alluvioni triplicate e siccità

Lo spiega il rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia” di Italy for Climate, presentato alla Venice Climate Week 2026

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Un Paese che alterna nubifragi devastanti a lunghi periodi di siccità. Da una parte fiumi che esondano, grandinate sempre più violente e città improvvisamente sott’acqua. Dall’altra laghi in affanno, ghiacciai che si ritirano e riserve idriche sempre più ridotte. È questa la fotografia dell’Italia che emerge dal rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, realizzato da Italy for Climate e presentato alla Venice Climate Week 2026.

L’acqua è l’elemento che meglio racconta un equilibrio climatico ormai fortemente instabile, con cambiamenti che accelerano in maniera impressionante. Nel giro di appena sei anni gli eventi meteorologici estremi, in particolare alluvioni e grandinate, sono quasi triplicati: dai 660 episodi censiti nel 2019 si è arrivati ai 1.670 registrati nel 2025 e ogni nuova emergenza presenta un conto sempre più salato. Dal 1980 al 2024 i danni economici provocati dalle catastrofi naturali hanno raggiunto i 145 miliardi di euro, ma un quarto di tutte le perdite si è concentrato soltanto negli ultimi quattro anni, segno di una rapida intensificazione del fenomeno.

Il fenomeno presenta una forte concentrazione geografica: Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna raccolgono circa il 60% di tutte le grandinate e delle piogge eccezionali registrate tra il 2019 e il 2025, confermando come il Nord Italia sia oggi una delle aree europee maggiormente esposte agli eventi meteorologici estremi.

Il paradosso è che, mentre le precipitazioni diventano sempre più violente, l’Italia soffre contemporaneamente di una crescente scarsità d’acqua. Ogni cittadino dispone oggi di una quantità di risorsa idrica pari a circa la metà della media europea, un patrimonio diminuito del 20% rispetto a un secolo fa. Nonostante questo, il nostro Paese è quello che preleva più acqua in Europa: circa 36 miliardi di metri cubi all’anno, destinati soprattutto all’agricoltura, agli usi civili e all’industria. Complessivamente viene utilizzato il 27% dell’acqua disponibile sul territorio nazionale, una quota ben oltre la soglia di allerta del 20% fissata a livello europeo. Solo Malta, Cipro e Spagna registrano valori analoghi.

Il rapporto evidenzia inoltre come il riscaldamento dell’Italia proceda più velocemente della media mondiale, alterando l’intero ciclo dell’acqua. Le nevicate si sono dimezzate rispetto agli anni Cinquanta, mentre i ghiacciai italiani hanno perso oltre il 30% della loro superficie e decine di metri di spessore, riducendo una delle principali riserve naturali di acqua dolce del Paese.

Anche il mare sta cambiando rapidamente. Il Mediterraneo ha ormai superato i 20 gradi di temperatura media superficiale, con effetti che vanno ben oltre le estati sempre più torride. Il mare più caldo favorisce l’arrivo di specie aliene, mette sotto pressione gli ecosistemi marini e contribuisce all’innalzamento del livello delle acque. Dagli anni Novanta il Mediterraneo si è alzato di circa 12 centimetri e oggi quasi un Comune costiero italiano su dieci vede arretrare progressivamente la propria linea di costa a causa dell’erosione.

La continua cementificazione riduce la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana e aumenta il rischio di alluvioni. Solo nel 2024 sono stati impermeabilizzati quasi 7.900 ettari di suolo, circa il 70% in più rispetto al 2016. Di conseguenza, oggi quasi 2,9 milioni di famiglie vivono in aree esposte al rischio di alluvione, insieme a 1,5 milioni di edifici, oltre 643 mila imprese e circa 34 mila beni culturali.

Il quadro che emerge dal rapporto ribalta un luogo comune ancora diffuso: il problema non è soltanto la siccità. L’acqua continua ad arrivare, ma lo fa in maniera più imprevedibile e pericolosa. È questo il vero volto della crisi climatica italiana: un Paese che passa dagli invasi vuoti alle città sommerse dai fiumi di fango nel giro di poche ore e che è costretto a convivere con due emergenze opposte ma figlie dello stesso cambiamento.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.