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2 Giugno 2026 | Ambiente, Innovazione

Acqua non convenzionale, scoperta italiana cambia la geologia

Uno studio guidato dall’Università di Bologna rivela l’esistenza di un’acqua che si forma nel sottosuolo dall’incontro tra idrogeno e minerali. Una scoperta che può riscrivere il ciclo dell’acqua terrestre

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C’è un’acqua che non arriva dalle nuvole, non nasce dai ghiacciai e non scorre nei fiumi. Si forma nelle profondità della Terra, al buio, sotto pressioni enormi e a temperature estreme, attraverso un processo che finora la geologia non aveva mai considerato possibile. I ricercatori l’hanno chiamata “acqua non convenzionale” e la scoperta potrebbe costringere gli scienziati a riscrivere una parte importante del modo in cui immaginiamo il funzionamento del pianeta e, forse, anche dell’Universo intero.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, è stato coordinato da Alberto Vitale Brovarone dell’Università di Bologna e vede anche la partecipazione delle università di Milano e Padova e della Federico II di Napoli. Nel progetto sono coinvolti inoltre centri di ricerca francesi, statunitensi, tedeschi e perfino l’Agenzia Spaziale Europea.

Per capire la portata della scoperta bisogna partire da come, fino a oggi, la scienza ha descritto il ciclo dell’acqua terrestre. Il modello classico immagina una sorta di circuito chiuso: l’acqua evapora da oceani e laghi, cade sotto forma di pioggia, scorre nei fiumi e torna al mare. Una parte viene trascinata nelle profondità terrestri dai movimenti delle placche tettoniche, intrappolata chimicamente nelle rocce oceaniche. Lì, con il calore e la pressione, viene poi rilasciata contribuendo alla formazione dei magmi vulcanici che riportano acqua e vapore in superficie.

Secondo il nuovo modello, però, il sottosuolo terrestre nasconde anche un altro meccanismo. Nelle grandi profondità possono infatti prodursi reazioni chimiche capaci di liberare idrogeno molecolare, cioè gas formato da due atomi di idrogeno. Finora si pensava che questo idrogeno potesse disperdersi tra le rocce, accumularsi in giacimenti sotterranei oppure diventare nutrimento per alcuni microrganismi estremi. I ricercatori italiani hanno invece osservato che può verificarsi anche un altro scenario: l’idrogeno entra in contatto con minerali ricchi di ossigeno presenti nelle rocce profonde e, da questa interazione, si forma direttamente H2O. In pratica, acqua che nasce nelle viscere della Terra senza passare dagli oceani o dall’atmosfera.

È questo il punto rivoluzionario della scoperta. Finora si riteneva che nelle profondità terrestri l’acqua fosse “riciclata” dalla superficie. Secondo la nuova possibilità una parte sarebbe prodotta direttamente nel sottosuolo attraverso reazioni chimiche autonome.

Secondo Vitale Brovarone, questa nuova prospettiva obbliga a rivedere i modelli usati per descrivere il ciclo dell’acqua terrestre. E le conseguenze potrebbero andare ben oltre la geologia teorica. L’acqua, infatti, gioca un ruolo fondamentale nei movimenti dei magmi, nella formazione dei vulcani e perfino nei meccanismi che favoriscono i terremoti. Capire dove si forma e come si distribuisce nelle profondità del pianeta potrebbe quindi aiutare a interpretare meglio alcuni dei fenomeni geologici più potenti della Terra.

Inoltre, la scoperta potrebbe avere implicazioni anche nella ricerca spaziale. Se l’acqua può formarsi spontaneamente nelle profondità di un pianeta grazie all’interazione tra idrogeno e minerali, allora bisognerà ripensare anche il modo in cui vengono interpretati i dati raccolti dalle sonde su Marte o su altri corpi celesti. In altre parole, la presenza di acqua potrebbe non dipendere esclusivamente da antichi oceani o ghiacci superficiali, ma anche da processi chimici interni ai pianeti.

Dunque, un fenomeno rimasto così a lungo invisibile, nascosto nelle profondità terrestri, potrebbe cambiare contemporaneamente il modo in cui si studia la Terra e quello in cui si cerca vita nel resto dell’universo.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.