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11 Luglio 2026 | Attualità

La romagnola che insegnò agli americani la vera cucina italiana

Marcella Polini Hazan, laureata in scienze naturali, emigrò negli States negli Anni Cinquanta e scrisse il celeberrimo The Classic Italian Cookbook

Marcella Polini Hazan - Youtube

Forse non tutti sanno che una delle donne che ha cambiato il modo in cui gli americani cucinano italiano, prima di arrivare a New York, non sapeva cucinare. Marcella Polini Hazan, nata a Cesenatico nel 1924 e morta nel 2013, era laureata in scienze naturali. Fu l’emigrazione, negli anni Cinquanta, a trasformarla nella figura che oggi il Museo nazionale dell’emigrazione italiana di Genova celebra come una delle grandi protagoniste del dialogo culturale tra Italia e Stati Uniti.

L’occasione è il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana. Per le celebrazioni, lo Smithsonian National Museum of American History di Washington ha scelto 250 oggetti simbolici della storia degli Stati Uniti da esporre nella mostra “In Pursuit of Life, Liberty & Happiness”. Tra questi c’è anche un piccolo pentolino di rame con manico in legno e fondo convesso: era quello con cui Marcella Hazan preparava lo zabaione. Secondo il MEI, è l’unico oggetto della selezione riconducibile all’esperienza dell’emigrazione italiana.

È un utensile semplice, quasi domestico fino all’anonimato, ma racconta una storia enorme. Marcella Hazan arrivò negli Stati Uniti con il marito Victor e cominciò a ricostruire in cucina i sapori italiani che conosceva. Da quella memoria privata nacque una scuola di metodo: ingredienti riconoscibili, tecniche precise, niente folklore da ristorante “spaghetti and meatballs”, ma cucina regionale italiana spiegata agli americani con rigore e semplicità.

Il MEI ricorda che attraverso corsi, libri e attività divulgativa Hazan introdusse milioni di lettori alla pasta fresca, all’olio d’oliva, al pesto, all’aceto balsamico e a un’idea di cucina italiana lontana dagli stereotipi. Il suo libro più noto, “The Classic Italian Cookbook”, fu uno dei testi che contribuirono a spostare la percezione americana dell’Italia a tavola: non più solo abbondanza, tovaglie a quadri e salsa rossa, ma ricette regionali, equilibrio degli ingredienti e rispetto delle tecniche.

L’omaggio genovese si inserisce nel programma legato ad America250 e coinvolge, tra gli altri, il Centro Studi Americani, la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e il Comune di Cesenatico. Il Museo dell’emigrazione presenterà anche la clip “La pentola di Marcella”, che comprende il trailer del documentario “Marcella” di Peter Miller, già distribuito negli Stati Uniti e ora in promozione anche in Italia. Il film ripercorre la traiettoria personale e professionale di Hazan, dalla Romagna alla cucina americana, mostrando come una storia familiare sia diventata un fenomeno culturale.

Nella ricostruzione del MEI, Marcella Hazan non esportò soltanto ricette. Fece qualcosa di più sottile: rese comprensibile a un altro Paese un modo italiano di pensare il cibo, come cultura, memoria e identità. Per questo il pentolino dello zabaione entra nella narrazione ufficiale dei 250 anni americani: non come cimelio gastronomico, ma come segno di come gli Stati Uniti siano stati costruiti anche dall’incontro tra tradizioni immigrate.

Il museo genovese ricorda anche un altro dettaglio poco noto: tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza figurano due italodiscendenti, William Paca del Maryland e Caesar Rodney del Delaware. Due nomi che aiutano a collegare l’anniversario americano alla storia dell’emigrazione italiana, ma è Marcella Hazan, con il suo pentolino di rame, a offrire l’immagine più immediata. Una cuoca romagnola, partita senza immaginare di diventare maestra, che finì per insegnare agli americani non solo a cucinare italiano, ma a capire meglio l’Italia.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.