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23 Giugno 2026 | Attualità

Milano libera il Duomo: cade l’ultima gabbia dopo diciotto anni

Concluso il restauro del tiburio. Venti milioni di euro, 3,5 milioni di visitatori l’anno.

Duomo

Il Duomo di Milano torna visibile per intero. La Veneranda Fabbrica del Duomo ha rimosso l’ultima impalcatura che avvolgeva la sommità della Cattedrale. Per la prima volta dal 2017 torna scoperto il tiburio, l’ottagono che sostiene la guglia maggiore e la Madonnina, simbolo della città.

Il cantiere è iniziato nel 2008 dalla Guglia Maggiore. È proseguito sulla cupola e, dal 2017, sul tiburio. Diciotto anni di lavori e oltre ottocento metri quadrati di superfici restaurate restituiscono alla città l’immagine integra del monumento.

Il fulcro dell’organizzazione è stato il sistema di ponteggi. Accanto alle strutture esterne tradizionali, il cantiere ha adottato un ponteggio interno sospeso nel vuoto, installato a circa sessanta metri sopra l’Altare Maggiore e ancorato attraverso i finestroni del Duomo. La soluzione ha evitato qualsiasi interruzione delle celebrazioni e delle visite, circa 3,5 milioni l’anno.

I numeri misurano l’eccezionalità dell’opera: circa otto chilometri di tubi d’acciaio per una struttura temporanea da 3.600 tonnellate. I lavori sulla cupola hanno superato gli 80 metri d’altezza. Il costo dell’intervento è di venti milioni di euro.

«Con questo intervento confermiamo l’impegno della Veneranda Fabbrica nel tutelare un luogo straordinario», spiega Francesco Canali, direttore dei Cantieri della Veneranda Fabbrica. «La sfida principale è stata impostare l’organizzazione del cantiere in condizioni particolarmente complesse: inimmaginabile senza la capacità delle maestranze della Fabbrica».

L’intervento ha unito il consolidamento strutturale alla salvaguardia dei materiali. Il marmo di Candoglia è stato pulito e sottoposto ad analisi diagnostiche per monitorarne lo stato di conservazione. All’interno, il restauro ha restituito leggibilità a sessanta statue sopra l’Altare Maggiore, mai trattate prima e oscurate nei secoli dai fumi delle candele. Tecniche selettive come la pulitura a secco e gli impacchi chimici controllati hanno recuperato dettagli invisibili e ampliato le conoscenze storico-artistiche sul monumento.

«Sul fronte conservativo abbiamo lavorato sul consolidamento statico e sulla cura dei marmi», prosegue Canali. «La pulitura del marmo di Candoglia non è un vezzo estetico, ma uno strumento indispensabile per comprendere e contrastare i processi di degrado».

I lavori in quota hanno avuto anche una valenza scientifica. Hanno permesso di raccogliere nuovi dati sulle fasi costruttive del tiburio, una struttura che nei secoli ha visto il contributo di maestri come Bramante, Filarete e Leonardo da Vinci. I risultati delle ricerche saranno valorizzati nei prossimi mesi.

Resta da completare l’ultima fase: lo smontaggio del grande ponteggio interno. La rimozione richiede ancora alcuni mesi e la fine è prevista entro l’autunno. «Ora la fase di smontaggio richiede la stessa attenzione del cantiere stesso: la rimozione delle impalcature è, a tutti gli effetti, un nuovo cantiere», avverte Canali.

La Veneranda Fabbrica gestisce il monumento dal 1387, anno della fondazione per volontà di Gian Galeazzo Visconti. Estrae il marmo dalle cave di Candoglia, lo stesso dei costruttori medievali. Con il tiburio nuovamente libero, il Duomo riafferma il ruolo di laboratorio in cui tradizione costruttiva e innovazione tecnologica dialogano da oltre sei secoli.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/sara-giudice/" target="_self">Sara Giudice</a>

Di Sara Giudice

Nata e cresciuta a Milano, laureata in Relazioni Internazionali, dal 2021 scrivo per Telepress, dove racconto di cultura, arti in ogni loro forma, lifestyle e attualità, dedicandomi con entusiasmo alla sezione New Video. Il mio percorso di sei anni nell’editoria, subito dopo gli studi, orienta la mia attenzione verso tutto ciò che ruota attorno al mondo del libro, dell’arte e della cultura contemporanea.