Le cime delle montagne europee si stanno infatti inerbendo, con nuove specie vegetali che colonizzano quote più elevate a causa dell’aumento delle temperature. Queste specie si spostano progressivamente verso l’alto, entrando però in competizione con quelle già adattate alle altitudini maggiori e mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza.
È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Science e coordinato dall’Università di Vienna, che ha analizzato la vegetazione di 62 vette europee. Alla ricerca hanno partecipato anche ricercatori italiani delle Università di Torino, Parma, Pavia e del Molise, dell’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie (Torino), del Parco Nazionale della Maiella (Abruzzo) e dell’Istituto per l’ambiente alpino di Eurac Research di Bolzano.
Delle 62 vette esaminate, ben dodici sono italiane, situate nelle Dolomiti, nelle Alpi Graie e nell’Appennino settentrionale. I risultati ottenuti in due decenni di rilevazioni hanno identificato estinzioni locali in tutte le 16 regioni montane europee coinvolte nello studio (per un totale di 896 aree di vegetazione monitorate).
Le perdite di specie si sono verificate più spesso nelle porzioni più basse del loro areale e sono state più frequenti negli anni preceduti da un riscaldamento più rapido. Le estinzioni locali risultano significativamente correlate ai precedenti cali di abbondanza, che possono quindi fungere da segnale di allarme precoce e diventare un indicatore utile per prevedere future estinzioni.

