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8 Novembre 2026 | Economia

Italia ultima in UE per occupazione

Per Eurostat nel 2025 aveva un impiego il 67,6% degli italiani tra i 20 e i 64 anni, ma solo il 58% della corrispondente fascia femminile. I dati riaprono il confronto sul lavoro dignitoso

Il lavoro in Italia
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L’Italia è ultima tra i 27 Paesi dell’Unione europea per tasso di occupazione. A parlare sono i numeri di Eurostat, che ha rilevato come nel 2025 lavorasse il 67,6% – cioè, meno di tre quarti – della popolazione tra i 20 e i 64 anni contro una media europea del 76,1%. Un divario di 8,5 punti percentuali che diventa una voragine quando si considera la condizione femminile: nella fascia d’età considerata risultava occupato solo il 58% delle donne, rispetto al 71,3% dell’Unione.

Il quadro delineato dall’ufficio europeo di statistica dà una visione precipua delle difficoltà strutturali del mercato del lavoro italiano. Lavoro che, si sa, dovrebbe essere anche strumento di dignità e per questo porta l’Italia anche al centro del dibattito sul lavoro dignitoso che ogni anno viene celebrato con la giornata mondiale del 7 ottobre, promossa dalla Confederazione sindacale internazionale (ITUC). Il concetto di “lavoro dignitoso” è peraltro uno dei principi fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nelle politiche occupazionali.

Il divario con l’Europa

Torniamo un momento ai dati Eurostat, secondo cui nel 2025 il tasso di occupazione europeo ha raggiunto il livello più alto dall’inizio della serie statistica nel 2009. In Italia, nonostante un miglioramento rispetto al 67,1% del 2024, il 67,6% di occupati è stato il dato più basso dell’Unione, addirittura peggiore di quello rumeno (69%) e greco (71). Ad alzare la media sono i Paesi come Malta, con l’83,6%, i Paesi Bassi, con l’83,4%, e la Repubblica Ceca, con l’82,9%.

Occupazione femminile, l’enorme ritardo italiano

La distanza più evidente emerge nei dati sull’occupazione femminile. Nel 2025 il tasso italiano era del 58%, il più basso dell’Unione, contro il 71,3% europeo. Tra gli uomini italiani della stessa fascia d’età, invece, il tasso raggiungeva il 77,1%. La differenza tra occupazione maschile e femminile era quindi di 19,1 punti percentuali, quasi il doppio della media europea di 9,6 punti. Anche sotto questo profilo l’Italia registra il divario più ampio tra i Paesi membri.

La minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro è una delle principali ragioni del ritardo complessivo italiano e segnala la necessità di intervenire non solo rispetto alla domanda di lavoro, ma anche rispetto alle condizioni che rendono possibile accedere al lavoro stesso e mantenerlo nel tempo.

Che cosa significa lavoro dignitoso

A questo punto entrano in gioco anche altre statistiche sul lavoro, che in Italia non solo è poco, ma non è sempre dignitoso. In occasione del 7 ottobre, che come visto è la Giornata Mondiale del Lavoro Dignitoso, quest’anno le organizzazioni sindacali coinvolte hanno diffuso dati poco confortanti: nonostante gli obiettivi Onu presenti nell’Agenda 2030, in Italia solo il 67,6% delle persone nella fascia 20 – 63 anni ha un lavoro effettivamente dignitoso, contro una media europea del 76,1%.

Per l’Organizzazione internazionale del lavoro un decent work deve includere una retribuzione adeguata, condizioni di sicurezza, protezione sociale, pari opportunità e tutela dei diritti dei lavoratori. Secondo i dati OIL, invece, in Italia prevale un lavoro non adeguatamente retribuito, che non consente alle persone e alle loro famiglie di condurre una vita dignitosa e, per giunta, fa male anche all’economia nel suo complesso: puntare su risparmio e taglio dei costi vuol dire sminuire le competenze delle persone che lavorano e questo fa sì che le imprese non siano competitive in fatto di ricerca e innovazione. Anche i dati rispetto alla soddisfazione data dal proprio lavoro vanno già da tempo in questa direzione.
Oltre ad aumentare il numero degli occupati, dunque, la sfida per l’Italia è quella di migliorare i salari, la stabilità contrattuale e le condizioni di lavoro. Il tema rientra nell’Obiettivo 8 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che punta a promuovere una crescita economica sostenibile, un’occupazione produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. E al 2030 mancano ormai solo poco più di 3 anni.
Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.