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22 Gennaio 2010 | Senza categoria

2010, odissea nello spazio media

Servizi web a pagamento, video on demand, il passaggio dal tubo catodico al digitale terrestre. I mezzi di comunicazione dopo la grande crisi.   Inizio anno e tempo di previsioni per i mesi a venire, anche per il mondo dei media. Dopo un 2009 quasi catastrofico, il 2010 potrebbe portare segnali di ripresa e qualche novità per il settore.   Questo almeno secondo la società britannica di consulenza Enders Analysis, che scommette su un (lento) miglioramento del mercato, trainato dai guadagni pubblicitari di internet, che dovrebbero tornare a crescere (+6,9% rispetto al 2009, a sua volta chiuso in calo del 2,1% rispetto al 2008). La rete sembra scampata ai colpi della recessione economica che negli ultimi diciotto mesi hanno colpito soprattutto i mezzi tradizionali. Giornali e televisioni sono invece destinati a nuovi patemi.   I quotidiani affronteranno il 2010 come un limbo, secondo Enders Analysis, tra le difficoltà delle edizioni cartacee e la sfida di monetizzare il crescente traffico sui loro siti. I ricavi pubblicitari in Gran Bretagna, paese di riferimento per i trend europei, scenderanno del 4% nei prossimi dodici mesi. Un dato migliore del -19,7% registrato nell’anno appena concluso, ma certo non entusiasmante. Ancora peggio se la passano i magazine: -22% in pubblicità nel 2009 e una previsione negativa del 6% da gennaio a dicembre. Il mantra, soprattutto per le testate più rilevanti, sarà uno solo: accesso a pagamento su internet. The New York Times ha da poco annunciato il suo progetto per contenuti a sottoscrizione, che prenderà il via nel 2011; Rupert Murdoch ha più volte anticipato mode e tendenze, e anche in questo caso non ha aspettato rinforzi, indicando i paywalls come unica via di sopravvivenza per i giornali sul web: così i fogli editi da News International (The Sun, The Times, ma anche The Wall Street Journal) in primavera passeranno il Rubicone dell’informazione a pagamento in rete.   Altra chiave di volta per l’esangue industria della carta stampata potrebbe essere la crescita dei lettori via smartphone: iPhone & Co. sono sempre più veicolo di notizie e approfondimenti giornalistici, grazie soprattutto alle application. “Il 2010 sarà l’anno degli esperimenti”, dicono gli esperti, e le redazioni “dovranno tornare a puntare sulla qualità”, per dimostrare di valere la sottoscrizione richiesta a lettori ormai abituati a fruire delle news senza spendere un centesimo   La tv può certamente contare su un contesto meno fiaccato dalla recessione. I primi segnali di ripresa si sono avuti già nelle ultime settimane del 2009, ma nel complesso il mercato continuerà a navigare a vista. Sintomo delle incertezze del piccolo schermo è la lentezza con cui il vecchio tubo catodico sta lasciando il passo alla piattaforma digitale, tra disfunzioni, perplessità, investimenti errati. Una possibile novità potrebbe essere quella dei servizi on demand: Hulu negli Stati Uniti e Project Canvas nel Regno Unito sono i due progetti più ambiziosi in materia, ma i tempi non sembrano ancora maturi per il successo del palinsesto auto-gestito e pagato pezzo per pezzo. “Da quel che possiamo constatare – spiegano gli analisti – le persone non vogliono spendere molto tempo a scegliere materiali in archivi online. La gente vuol vedere quel che la tv passa ora, non qualcosa che devi passare sul tuo pc”   Ma è anche vero che, per quanto attente possano essere, le previsioni sono fatte (anche) per essere smentite. E l’inquieto mercato dei media, dopo oltre un anno speso in burrasca, avrebbe davvero bisogno di aria fresca che solo internet – con tutti i pro e i contro della sua struttura policentrica, aperta e basata sull’interattività – può offrire.   • Stefano Pini – Manuela Izzo  

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