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30 Maggio 2008 | Senza categoria

Chiambretti è grande, i suoi “mostri” meno

La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci Sabato scorso Piero Chiambretti ha chiuso con una puntata speciale la stagione di “Markette”. Lasciando a chi lo stima, come il sottoscritto, un po’ di dubbi… E’ meglio andare in onda a notte fonda, utilizzando l’effetto “zona franca” per presunte trasgressioni, o non è forse arrivato il momento di mettersi in gioco se non in prima serata almeno intorno alle 23? Meglio traccheggiare nella nicchia “deluxe” de La7 o provare il brivido di un ritorno in Rai? Sull’auditel, che certo non ha mai premiato in modo particolare “Markette”, Chiambretti probabilmente la pensa come Renzo Arbore e tanti altri (se può interessare mi ci metto pure io…): uno strumento di dubbia efficacia, ambiguo e poco propedeutico a una tv di qualità. Ma le regole purtroppo non vengono stabilite da questo simpatico team, bensì da coloro che si occupano di spazi pubblicitari. Nessun problema fino a quando rimani su La7, altrimenti… Cosa vuoi fare in futuro Piero? Forse la formula di “Markette” ha fatto il suo tempo, anche se certi momenti sono esilaranti grazie al suo carismatico conduttore e la scelta degli ospiti sia abbastanza originale. Il programma si fonda su un messaggio di una certa tv un po’ snob ma di grande successo come quella di Arbore negli anni ‘80 o della Gialappa’s (la band dei bei tempi, non il gruppo conformista che oggi fa da testimonial a una banca). Appello che più o meno dice: caro spettatore quello che ti faccio vedere è volutamente goliardico e kitsch, con personaggi sopra le righe e situazioni incomprensibili, ma dato che io ne sono consapevole tu seguimi in questo percorso ludico-intellettuale. Prima di farlo sparire dai propri palinsesti Mediaset ha spremuto per un anno Fabio Canino, bravissimo a fare di “Cronache marziane” un format popolato da “mostri” ma di tendenza (qualcuno a Cologno Monzese ha invece salvato “Lucignolo”…). Chiambretti non corre questo rischio ma deve cominciare a pensare che viaggiare con il pilota automatico alla lunga ti può esporre a critiche. Qualcuno potrebbe allora ipotizzare una vena creativa in calo, anche esagerando perché si sa che in Italia la pratica della critica a chi è stato in auge assume spesso contorni discutibili. Lungo è però l’elenco dei personaggi-mostri di “Markette” che oggi a mala pena strappano un sorriso. Braccia rubate dal tubo catodico non all’agricoltura ma sicuramente ai rispettivi campi professionali dove costoro eccellono… Per non recare torto a nessuno faccio prima a elencare quelli “buoni”: tutto il “Markette Gospel” (con menzione per la bella e brava Vhelade), Barbara Alberti (a dosi) e gli imitatori “guest” come Rosalia Porcaro, Gabriella Germani e Claudio Lauretta.

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