Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

27 Marzo 2009 | Senza categoria

Italia traina mercato mobile Ue

In un continente, quello europeo, dove il numero di abbonati mobili è cresciuto del 119%, la Penisola vanta una penetrazione del 152,9%. Prezzi in calo per i servizi di telefonia mobile, il conto medio mensile per utente è nel nostro paese pari a 19 euro (la media europea è di 19,49 euro), ulteriore crescita della penetrazione del settore mobile, dato che porta il nostro paese in testa all’Unione con una percentuale del 152,9% (un cellulare e mezzo per abitante della Penisola), e aumento dell’utilizzo della banda larga mediante telefoni cellulari e smartphone. Questa è parte della fotografia dell’Italia delle telecomunicazioni scattata dalla Commissione europea. Il rapporto ha evidenziato che l’88% degli utenti italiani di telefonia mobile ha un contratto prepagato. Interessante il dato che indica un crescente rapporto con il web mobile: a gennaio 2009, erano 29 milioni (+18% rispetto all’anno precedente) gli italiani ad aver beneficiato attraverso il proprio dispositivo della tv mobile, dell’invio e della ricezione di e-mail e dei servizi di instant messaging. La Commissione ha sottolineato che il tasso di penetrazione della banda larga, al 19%, è ancora al di sotto della media comunitaria (22,9%) e che lo sviluppo della soluzione è “significativamente migliorato grazie a investimenti pubblici e privati”. Alla fine del 2007 la copertura di linee fisse a banda larga (Dsl) era disponibile in quasi il 100% delle aree urbane, mentre in quelle rurali è aumentata del 31% tra dicembre 2006 e dicembre 2007, raggiungendo l’81,7% della popolazione (contro una media Ue del 79%). Per ciò che concerne le tariffe di terminazione (il prezzo che caricano gli operatori di telefonia mobile e fissa per collegare le chiamate effettuate da altre reti sulla propria) la Commissione è arrivata alla conclusione che in Italia “variano ampiamente”. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dice il rapporto “si è impegnata a ridurre tali spese, al fine di portarle in linea con il diritto europeo e le migliori prassi europee. Ciò dovrebbe eventualmente ridurre i costi per i consumatori” Estendendo l’analisi, l’indagine si è soffermata sulla leadership europea dei servizi di telefonia mobile con un numero di abbonamenti pari al 119% nel 2008 (7 punti percentuali in più rispetto al 2007), ben al di sopra degli Stati Uniti (87%) e del Giappone (84%). Nonostante la crisi economica, il settore Telecom dell’Ue ha continuato a crescere nel 2008, registrando introiti stimati a più di 300 miliardi di euro (1,3% in più rispetto al 2007) e superando in vitalità il resto dell’economia (la cui crescita è stata di appena l’1%). Buone notizie anche per gli utenti: nel 2008 la bolletta di telefonia mobile è scesa in media da 21,48 euro a 19,49 euro e oggi il 75% degli utenti europei dispone di un collegamento internet da 2 megabit o più al secondo. Danimarca e Paesi Bassi detengono il primato mondiale della banda larga, con un tasso di penetrazione superiore al 35% della popolazione. Questi paesi, al pari di Svezia, Finlandia, Regno Unito, Lussemburgo, Belgio, Germania e Francia, superano gli Stati Uniti, che nel luglio 2008 raggiungevano solo il 25%. La commissaria Ue alle telecomunicazioni Viviane Reding ha dichiarato: “L’Europa è il continente delle comunicazioni mobili, con una diffusione crescente dei telefoni cellulari e dei servizi mobili a banda larga. Nonostante la crisi economica mondiale, gli europei comunicano più che mai tramite cellulare e internet. È una buona notizia per un settore che può aiutare l’Europa a sfidare la recessione. Ma non possiamo dormire sugli allori. Dobbiamo consolidare l’indipendenza delle autorità di regolamentazione. Occorre anche una concorrenza più leale tra operatori fissi e mobili, per realizzare una maggiore convergenza tra telefonia fissa e mobile. Infine, dobbiamo evitare che venga aggirata la normativa Ue, con conseguenze deleterie per il mercato unico. Sono particolarmente preoccupata dal fatto che molte autorità di regolamentazione nazionali procedono ognuna per conto proprio nel campo delle reti internet ad alta velocità. La strada della concorrenza leale e degli investimenti in queste reti non passa per 27 soluzioni diverse, che giovano per lo più ai giganti nazionali, ma si costruisce con mercati aperti, certezza giuridica e pari opportunità per tutti gli investitori e gli operatori” • Martina Pennisi

Leggi anche: