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21 Maggio 2010 | Senza categoria

Rossella vs. Sabina: se lo Zar s’indigna…

di Giorgio Bellocci Come si può definire il match televisivo andato in onda lunedì a “Otto e mezzo”? Quello tra Sabina Guzzanti e Carlo Rossella, moderato con la consueta competenza e eleganza da Lilli Gruber. Chiamiamolo scontro tra ideologie, suvvia senza esagerare… Dopo aver ricordato però che Rossella, presidente di Medusa Film, è coetaneo del papà di Sabina Guzzanti, il giornalista Paolo.   E’ altamente probabile, facendo riferimento a stralci di sue interviste, che la camaleontica attrice-regista abbia trascorso gli anni dell’adolescenza e della maturità respirando umori se non rivoluzionari perlomeno di grande fermento intellettuale (sì, i mitici anni ‘70), laddove le simpatie politiche di papà Paolo andavano esplicitamente alla sinistra, e in un certo momento anche a quella extraparlamentare.   Un passato comune a tanti opinionisti e giornalisti che in seguito hanno radicalmente cambiato il proprio pensiero: Paolo Liguori, Giuliano Ferrara, lo stesso Rossella appunto (ognuno con i propri percorsi). Per non dire di Lanfranco Pace, oggi apprezzato giornalista de Il Foglio ma un tempo nome di punta di Potere operaio che solo per fortuite circostanze non si è “scottato” con il caso-Moro (come narrato su numerosi libri dedicati agli anni di piombo).   Rossella rimase addirittura iscritto al PCI fino al 1989 e alla caduta del muro di Berlino. Magari Sabina Guzzanti da bambina avrà visto bazzicare in casa da papà Paolo l’attuale presidente di Medusa Film! La Guzzanti, che personalmente trovo acuta ma supponente (al contrario dell’inarrivabile e geniale fratello Corrado), forse avrà pensato a tutto questo nel salotto della Gruber, mentre dibatteva del successo mediatico del suo Draquila … Nell’occasione Rossella non ha nascosto il disgusto per l’opera cinematografica della sua “nemica”   Qui però non c’entra il sacrosanto diritto a cambiare idea dopo gli anni della gioventù. Il percorso di Pace, tornando a un esempio tra gli “ex compagni”, è connotato da scelte dolorose che meritano rispetto anche per lo stile low profile da lui scelto dopo l’addio alla lotta armata. Pace oggi è un tranquillo “borghese” che però non se la tira da “viveur” come fa Rossella. Che firma rubriche “fru fru” per Il Foglio e per Prima Comunicazione con le segnalazioni degli hotel più lussuosi del mondo (da Rossella debitamente frequentati) o dei look provenienti dalle vetrine di via Montenapoleone.   Ma qui c’entra solo il sentimento illiberale di Rossella, da vecchio comunista appunto, che lo porta ad attaccare un film con toni sopra le righe e abbastanza volgari. Senza ritegno se si pensa al suo odierno ruolo di Zar del cinema italiano!

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