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21 Marzo 2008 | Senza categoria

“I Soprano”: grande fiction sul mondo dei perdenti

La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci Il corpo di Eugene il “delatore”, moderno Giuda impiccatosi con una corda al lampadario, barcolla emettendo inquietanti rantolii: la macchina da presa cattura la scena con un campo lungo fino all’ultimo respiro dell’uomo… “I Soprano”, telefilm sugli italo-americani che tengono alto il vessillo della mafia nel New Jersey, è giunto alla sua ultima stagione di programmazione  trovando una collocazione nella tarda notte del venerdì di Italia 1. Qui raccoglie per l‘auditel un dignitoso 9% di share, ma malgrado ciò rimane la sensazione di uno spreco da parte di Mediaset, incapace di comprendere il valore di una serie che per qualità della produzione e della recitazione può essere definita come una delle migliori mai realizzate (James Gandolfini è grandioso nella parte di Tony Soprano, il “capo dei capi”). Sorvolando sull’improvviso trasferimento da Canale 5 a Italia 1, una normale seconda serata sarebbe stata perfetta e a prova di critiche per l’efferatezza di certe immagini. Ma sulla percezione de “I Soprano” in Italia pesano, a causa della disinformazione, molti pregiudizi, a partire dall’idea di avere a che fare con un prodotto che esalta il crimine. Niente di più sbagliato. Una sceneggiatura degna del miglior cinema di genere ci racconta di un micro-mondo di “sconfitti” e frustrati malgrado i guadagni e la presunta bella vita (sempre ai limiti del kitsch e del volgare). La delazione e la paura sono sentimenti prevalenti perché è forte la sensazione di tutti i personaggi di vivere in una realtà comunque senza speranza, dove in fondo si possono solo amplificare le attitudini borghesi di coloro che non appartengono al “clan” e che vengono guardati con disprezzo: il tradimento coniugale istituzionalizzato (meglio con le lap dancer dell’est Europa), le noiose domeniche passate in famiglia, le spese nei centri commerciali, qualche sniffata di coca… Anche la raffigurazione della psicoanalisi nella serie è “sfigata”. La professionista che ha in cura Tony rappresenta il peggio della vetusta teoria freudiana (il complesso di Edipo, il senso di colpa, ecc.) e non è di nessun aiuto per il boss. In tema di debolezze risulta poi evidente come “I Soprano”, forse inconsapevolmente, rappresenti un piccolo manifesto “teo-dem”: la religione cattolica, quella più oscurantista e legata alle tradizioni del sud Italia, vigila severa su atti e prerogative dei personaggi, che il più delle volte non sono certo edificanti. I Santi sono spesso evocati, anche a pistola ancora “fumante” o a adulterio consumato, al punto che il cocktail di ipocrisia e folklore si rivela assai divertente. Del resto l’iconografia del suicidio di Eugene rimanda a un episodio molto noto in campo biblico…

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