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11 Settembre 2009 | Senza categoria

Il buon giornalismo di Piroso, il fascino di “Stracult”

La TV dà i numeri di Giorgio Bellocci  La camicia sbottonata (scura ed elegante come quella del suo idolo calcistico Mourinho), il microfonino da rock star, il tatuaggio bene in evidenza sul braccio quasi a sfidare quei critici televisivi che non gli hanno mai perdonato il vezzo…. Sostenuto anche dalla buona sorte che gli ha portato in dono proprio in quelle ore il caso Feltri-Boffo, il 4 settembre Antonello Piroso ha inaugurato alla grande la nuova stagione de La7 presentando “Walter Tobagi. Giornalista”, speciale registrato due giorni prima nello scenario di Vedrò 09 (il pensatoio-evento di Enrico Letta). Il one man show di Piroso, tra ricostruzione e affabulazione recitativa, è il terzo atto di una trilogia le cui prime parti sono state da lui dedicate a Enzo Tortora e Luigi Calabresi. La rievocazione dello sconcertante omicidio di Tobagi, ucciso nel 1980 da sedicenti estremisti di sinistra, ha rappresentato per il direttore news de La7 un prezioso punto di partenza per dibattere del mestiere di giornalista, delle sue ambiguità e dei suoi limiti. Per certi versi anche un punto di non ritorno per la categoria considerate le note e recenti vicende e quel clima da “tutti contro tutti” che si respira. Riassunto con dovizia e passione il dramma di Tobagi, con nomi e cognomi dei principali protagonisti di quella brutta pagina della nostra storia, Piroso ha fornito il suo punto di vista sullo stato in cui verte il giornalismo italiano. Lo ha fatto senza supponenza o presunti scopi didattici, e senza risparmiare questo o quel gruppo editoriale. Non penso di esagerare nel dire che sono andate in onda le prove generali del funerale di una categoria che oltre a perdere il senso dell’etica e della solidarietà corporativa continua ad avvitarsi su se stessa con fare autoreferenziale… Anche Marco Giusti, alla pari di Piroso, merita un voto alto: il suo “Stracult” è stato il più bel programma dell’estate, e conforta saperlo in palinsesto fino alla metà di settembre. Potessi, io lo inserirei in pianta stabile nella programmazione di Raidue! Anche perché dopo otto anni passati a cercare la formula migliore, pure con momenti imbarazzanti, Giusti ha finalmente trovato la quadratura del cerchio. Basta con conduttori in studio buoni solo a zavorrare l’appassionato “racconto” dell’autore dedicato al cinema di genere italiano (poliziesco, horror, spaghetti western); basta con le minifiction e le imitazioni. Per non dire di ospiti da collegare esclusivamente ai b-movies all’italiana: c’è una bella differenza tra un Alvaro Vitali, rimasto inesorabilmente imprigionato nella macchietta di Pierino, e chi invece è riuscito a coniugare “l’alto” con il “basso”, artisticamente parlando. Questa estate abbiamo così visto interviste ad attori del calibro di Angelo Infanti, Luciana Paluzzi, Mimsy Farmer e Renato Scarpa, solo per fare qualche esempio. Infanti ha recitato per Sidney Lumet ma anche in Piedone con Bud Spencer. La Paluzzi dopo gli esordi negli anni 50 nel cinema italiano d’autore è diventata una star grazie al ruolo di Bond Girl cattiva (e sexy) in Operazione tuono (ancora oggi è una bellissima donna e Giusti pur di intervistarla è andato fino a Los Angeles!). Mimsy Farmer dopo essere stata una delle prime assassine psicopatiche per Dario Argento ( Quattro mosche di velluto grigio ) ha fatto in tempo a lavorare per i fratelli Taviani ( Allonsanfan ) e per Marco Ferreri ( Ciao Maschio ). L’elegante Scarpa, infine, è stato caratterista per Carlo Verdone, è finito pure lui dentro alla saga di “Piedone”, ma di lui si possono ricordare anche partecipazioni a Nel nome del padre, A Venezia… un dicembre rosso shocking, e La stanza del figlio … Lunga vita a “Stracult” capace di fare emergere la magia del cinema con il racconto di tante avventure legate ai set!

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