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21 Luglio 2011 | Senza categoria

Improvvisamente nel palinsesto estivo il senso di colpa

di Giorgio Bellocci Belle le certezze che Un posto al sole , la più longeva soap opera italiana, offre anche questa estate: andrà in onda come da tradizione su Rai 3 dal lunedì al venerdì fino al 14 agosto, per poi fermarsi solo per due settimane. Il modo migliore per prepararsi alla celebrazione dei 15 anni di vita prevista a ottobre! Un percorso solido dal punto di vista degli ascolti (quasi due milioni di fan), e anche delle tematiche, dal momento che a differenza di altri prodotti del genere Un posto al sole , ambientata a Napoli, tratta sovente di problematiche reali a sfondo sociale.   Non sorprende che il titolo scelto nel lontano 1996 si sia ispirato alla traduzione italiana di un capolavoro del cinema anni 50: A Place In The Sun , diretto da George Stevens e interpretato magistralmente da Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Shelley Winters. Film che è apparso su La7 domenica scorsa nel pigro palinsesto pomeridiano e estivo: secondo l’auditel quasi mezzo milione spettatori hanno mostrato desiderio di buon cinema! Un dato sorprendente visto l’orario e il periodo. Molti di costoro saranno usciti un po’ depressi dalla visione di un capolavoro intriso di pessimismo e cupezza, liberamente ispirato al libro Una tragedia americana di Theodore Dreise, che ha il grande pregio di centrare tanti temi che si sarebbero poi rivelati cruciali per il cinema impegnato nei decenni a venire.    La storia è quella di George Eastman (Clift), ambizioso giovane di umili origini che inizia a lavorare con grande impegno presso una fabbrica di costumi da bagno di proprietà del facoltoso zio. Inizialmente, e con buona dose di superficialità, George si lega sentimentalmente ad un’operaia (Winters) che ne rimane incinta. Contemporaneamente l’uomo conosce un’affascinante ragazza dell’alta società, Angela Vickers (Taylor), e se ne innamora corrisposto. La trama noir è incentrata soprattutto sui dubbi e le lacerazioni di George che arriva a  a maturare l’idea di liberarsi della ragazza da cui aspetta un bambino per potersi poi dedicare solo a Angela…   La sceneggiatura, ma anche la perfetta e volutamente enfatizzata caratterizzazione dei personaggi, mette all’indice innanzitutto l’ipocrisia della società americana dei primi anni 50: l’amore per una ragazza di un livello sociale inferiore al proprio deve essere nascosto, anche se, come nel caso di Eastman, non si approvano per nulle gli odiosi codici imposti dalla famiglia o dai presunti amici; e se il tormentato George deve pure vedersela con il bigottismo cattolico della madre (che alla fine lo spinge perfino ad ammettere la colpevolezza per un omicidio non commesso), il dramma della gravidanza indesiderata viene trattato con straordinario realismo e senso del “moderno” se si pensa all’epoca.   Montgomery Clift, protagonista pochi anni dopo dell’altrettanto cupo e intrigante Improvvisamente l’estate scorsa , è l’eroe disperato e senza speranza divorato dai sensi di colpa. Un grande leit motiv cinematografico che idealmente parte da Un posto al sole e arriva a Revolutionary Road e  Il cigno nero dei nostri giorni, passando per capolavori come Marnie, L’esorcista, La scelta di Sophie . Sempre e ovunque la figura della Madre: rigida come in Un posto al sole ; disturbata come in Revolutionary Road ,  ne Il cigno nero e in Marnie ; eroica come ne La scelta di Sophie , o fragile e sconfitta come ne L’esorcista (la mamma di padre Karras).   Si… non propriamente una visione estiva, quella di Un posto al sole di George Stevens. Adatta per i tanti che vivono questa stagione come momento di solitudine, sconfitta e frustrazione.  

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