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8 Febbraio 2008 | Senza categoria

In un libro il manifesto Tv di Norma Rangeri

La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci Da un po’ di tempo a questa parte i più attenti lettori di giornali  assistono a un curioso fenomeno che investe la televisione, riuscendo ogni tanto a ritagliarsi un pertugio all’interno della stessa: gli attacchi, a volte anche con pesanti insulti, tra giornalisti. Da loro ti aspetteresti molta più solidarietà: possono avere differenti simpatie politiche ma sono iscritti allo stesso Ordine, versano i contributi allo stesso ente, e soprattutto esercitano una professione che in tempi contrassegnati dal potere della comunicazione può avere una certa influenza sull’opinione pubblica (diamo per scontato che le regole di bon ton e buon senso valgono per qualsiasi categoria). Oggi vediamo invece una grande firma come Aldo Grasso attaccare pesantemente prima Gigi Moncalvo e poi Antonello Piroso, rispettivamente dalle colonne del “Corriere della Sera” e del “Magazine”. Vediamo in tv Michele Santoro criticare la qualità del tg de La7 e ironizzare sulle iniziative satellitari di Pierluigi Diaco, e lo stesso Piroso ribattere con stizza al conduttore di ‘Annozero’… Non sfugge alla regola nemmeno una penna acuta come Norma Rangeri, critica televisiva de “Il Manifesto” e autrice di un libro, pubblicato da Rizzoli, che mette sotto accusa il piccolo schermo: ‘Chi l’ha vista – Tutto il peggio della tv da Berlusconi a Prodi, o viceversa’ (nella foto). E’ ampio l’elenco dei giornalisti citati come esempi negativi nel libello, e criticati o per le attitudini professionali o per l’approccio verso il “potere”. Tra questi ricordo solo Gianni Riotta, che ha iniziato la sua lunga carriera proprio a “Il Manifesto” e che oggi la Rangeri vede come direttore del TG1 assoggettato agli umori dei politici (per usare un eufemismo). Fermo restando che il tono della Rangeri è molto duro ma non maleducato, ho la sensazione che per un giornalista affermato sia molto complesso riuscire a capire e interpretare il percorso di un collega… Più in generale il libro si snoda lungo sedici capitoli arricchiti da precise nozioni su fatti e personaggi di quindici anni di televisione. La Rangeri denuncia il declino del mezzo, trasformatosi nel corso dei decenni da rivoluzionario elettrodomestico a totem della comunicazione. L’analisi della giornalista è lucida e appassionata e non tradisce chi quotidianamente si concede il piacere di leggerla su “Il Manifesto”. Paradossalmente però la pur lodevole pubblicazione di un simile libro conferisce alla televisione quel potere che in realtà andrebbe ridimensionato. Ma questo, naturalmente, vale per tutti coloro che ne scrivono a qualsiasi livello… Io lo ammetto: per quanto “brutta, sporca e cattiva” mi tengo stretto questa televisione che tanto inchiostro mi fa versare!   

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