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20 Marzo 2009 | Senza categoria

La storia da Vespa: troppe omissioni sulla destra

LA TV Dà I NUMERI di Giorgio Bellocci Dal punto di vista giornalistico l’idea di Bruno Vespa di dedicare la puntata di “Porta a porta” di lunedì 16 marzo allo scioglimento di Alleanza Nazionale è stata interessante. Per sancire l’imminente e sofferto passaggio nel Partito delle Libertà sono stati convocati in studio esponenti di spicco di AN, tra i quali Giorgia Meloni, Andrea Ronchi e Maurizio Gasparri. I giornalisti chiamati a interloquire erano Piero Sansonetti, Giampaolo Pansa e Vittorio Feltri. Che bello, fino a qui tutto ok… Uno dice: c’è un giornalista di destra, non necessariamente con idee nostalgiche, vale a dire Feltri; c’è un giornalista di sinistra (Sansonetti) che da giovanissimo ha duellato ideologicamente con il vecchio Movimento Sociale Italiano, e c’è un giornalista con antiche frequentazioni di testate di sinistra che nell’immaginario della destra viene considerato una persona obiettiva. Le polemiche che negli ultimi anni accompagnano Pansa all’uscita di ogni suo libro sono assai note, in particolare quelle con i simpatizzanti di sinistra che lo accusano di revisionismo. Uno però immagina che Pansa nell’occasione si concentrerà su luci e ombre del partito che è stato erede del MSI, che a sua volta nacque su iniziativa di reduci della Repubblica Sociale Italiana… Non bisogna essere faziosi per ricordare che molti padri fondatori della destra italiana hanno collaborato con l’esercito nazista durante l’occupazione in Italia, rendendosi complici di crimini contro i partigiani. E’ semplicemente la storia. Così come nessuno si offenderebbe se su Giorgio Almirante, che insieme a Gianfranco Fini è il vero protagonista della storia moderna della destra italiana, si spendessero parole obiettive. Succede invece che nel delineare gli anni 70 di quella parte un sempre più inacidito Pansa se la prenda con la sinistra (perciò con Sansonetti lì di fianco)! Secondo Pansa ci furono miopia e malafade da parte di politici e intellettuali di area PCI nella demonizzazione dell’avversario. Certo, i raid antifascisti che portarono a morti violente sono da condannare, ma non è concepibile che in uno dei maggiori talk televisivi non siano risuonate parole altrettanto dure verso la controparte: i picchiatori neofascisti, le stragi di stato che hanno visto coinvolti (se non condannati) anche numerosi iscritti del MSI. E ancora, i rapporti con Licio Gelli e le dittature sudamericane. Sansonetti, con classe e un po’ di compassione verso Pansa, non ha voluto turbare il clima di cordialità instauratosi con Gasparri & Co. e ha tenuto dei toni bassi. Come era prevedibile i politici di questa nuova destra, assai poco in sintonia con il coraggio di Fini, si sono ben guardati dall’offrire una rilettura obiettiva del passato, imitati purtroppo anche da Feltri e Vespa.

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