Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

14 Dicembre 2007 | Senza categoria

Morte e resurrezione di Luttazzi

La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci Lo scenario: un grande prato… I protagonisti: attori vestiti all’antica che si muovono in fila indiana guidati da Daniele Luttazzi e dalla Morte (si, proprio la Signora con la falce come da iconografia della partita a scacchi de Il settimo sigillo di Ingmar Bergman). Dal punto di vista scenografico quello descritto era uno dei siparietti più affascinanti di “Decameron”, programma sospeso da La7 per vilipendio del conduttore verso Giuliano Ferrara. Storia nota che lascia non pochi interrogativi… Su tutti il dubbio che dietro la decisione di Antonio Campo Dall’Orto, direttore della rete,  si celi in realtà una scusa per cancellare la satira sul Vaticano raffigurata in “Decameron”. Sia quel che sia, trovo un po’ ipocrita l’atteggiamento di Campo Dall’Orto che sapeva benissimo quali rischi comportava firmare il rientro in tv di Luttazzi dopo gli anni dell’esilio. Tutta la stampa aveva salutato con enfasi o almeno con curiosità la scelta de La7, ma nessuno aveva sottolineato che il posizionamento alle 23.30 smorzava inevitabilmente la portata dell’evento. Campo Dall’Orto avrebbe dovuto mostrare veramente coraggio e programmare lo show se non in prima serata almeno alle 21.45 (come “Crozza Italia”), e vedere l’effetto che fa sentire Luttazzi argomentare di sodomia, Vaticano, politici, ecc. in orari meno di nicchia. Da suo fan sono quasi contento che sia finita in questo modo. Daniele, così ricco di talento a teatro e con il dono della scrittura, non può avere molto a che fare con la televisione di oggi. “Decameron” ha alternato momenti geniali a altri di stanchezza nel ritmo narrativo e nei dialoghi degli sketch recitati. Brutte poi quelle risatine finte in stile “Striscia la notizia” che accompagnavano i monologhi, vale a dire l’asse portante del programma, con un occhio rivolto a Lenny Bruce e l’altro a Woody Allen, anche con colpi messi a segno perché il cervello del nostro è sempre fine (però la battuta su Ferrara onestamente non era un granché). Tornando al siparietto bergmaniano ricordato all’inizio, mi piace pensare che Daniele, intelligenza e cultura sopra alla media, abbia evocato la Morte per celebrare soprattutto la sua prevedibile e ennesima scomparsa dal piccolo schermo. Suvvia, non è la fine del mondo! Rimane l’atto ipocrita del “sistema”, ma se proprio non vuole pensare alla battaglia di Beppe Grillo, un altro reietto dei palinsesti, Daniele provi a immaginare cosa direbbe della situazione il suo idolo Woody Allen. Forse scriverebbe una sceneggiatura alla Broadway Danny Rose : protagonista un presunto “perdente” che viene emarginato dalla televisione ma che in realtà si dimostra vincente proseguendo il suo cammino su altri e più nobili percorsi…

Leggi anche: