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7 Ottobre 2011 | Senza categoria

Perugia e l’eccellente “baraccone mediatico”

di Giorgio Bellocci “Baraccone mediatico”… Cosa intendeva l’inviato di Sky a Perugia per la conclusione del processo contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito? E’ stato un lapsus freudiano? Un richiamo metalinguistico?… Sky, Rete4 e Rainews hanno raccontato in diretta il drammatico epilogo della vicenda, e pazienza se si trattava del “baraccone mediatico” evocato dal giornalista.   In realtà la televisione fino a lunedì si era occupata in modo abbastanza blando del caso, specie dopo la sentenza di primo grado del dicembre 2009. A Perugia è andato in onda il gran finale, e il “film” ha assunto i contorni del docu-drama, angosciante come solo il reportage della realtà può essere con sconfinamenti nel thriller e nell’indagine sociologica (visto l’età e la provenienza dei protagonisti).   Che Perugia rappresentasse qualcosa di speciale lo si poteva intuire fin dalla lontana protesta (all’epoca del primo processo) del segretario di Stato Hillary Clinton verso il governo italiano. Bene dunque hanno fatto le telecamere a catturare a notte fonda le immagini della macchina dell’ambasciata americana che scorta Amanda dopo la definitiva uscita dal carcere. Quante verità nascoste dietro a quell’istantanea?   Ma bene ha fatto anche Giovanna Botteri, su Rainews da New York, che ha ricordato la pena di morte che vige in alcuni stati americani. E che dunque si poneva per i concittadini di Amanda un motivo di seria riflessione, al di là delle mancanze (evidenti) delle indagini condotte in Italia, e per le quali oggi devono essere fornite delle scuse a vittime (i Kercher) e a ex imputati. 

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