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16 Marzo 2006 | Senza categoria

PIù FONTI, MENO CONTENUTI

Crescono le voci dell’informazione, ma le notizie sono in calo e sifa fatica a trovare approfondimenti. E’ quanto succede negli Usa.‘Less is more’, il meno è più. Così negli anni ’30 l’architetto Mies van der Rohe riassumeva il suo stile. Nel 2006 si può invece parlare di ‘more is less’, il più è meno. Almeno secondo quanto rilevato dal rapporto del ‘Progetto per l’eccellenza nel giornalismo’, un istituto di ricerca collegato alla facoltà di giornalismo della Columbia University di New York. Il pubblico ha a disposizione un numero sempre crescente di fonti (giornali, tv, internet, radio, blog, ecc.) ma le notizie diminuiscono e gli approfondimenti si possono cercare con il lanternino. I grandi quotidiani e magazine statunitensi, a causa del calo degli investimenti pubblicitari e della diffusione, hanno falciato il numero di giornalisti e di conseguenza il numero di eventi da coprire cala. Internet non ha ancora raggiunto uno status sufficiente a supplire alla perdita di giornali. Crescono i cosiddetti ‘contenitori di notizie’ come Google News, ma si tratta di una raccolta di notizie realizzate da altri, per forza di cose limitata, e non c’è ancora una produzione propria. “Ci si illude di avere più informazioni – ha dichiarato Tom Rosenstiel, responsabile del rapporto -, ma in realtà c’è molta ripetizione”. Anche in tv manca un approfondimento: la maggior parte delle informazioni delle tv locali Usa è dedicata a traffico, meteo, sport, cronaca giudiziaria e incidenti. Le radio di informazione dedicano solo il 14% del tempo ai reportage dei giornalisti sul campo. “La responsabilità pesa sempre più sul consumatore che deve cercare da solo ciò a cui i media dovrebbero interessarsi” afferma Rosenstiel. L’ex rettore della facoltà di giornalismo della Columbia University avverte: “A meno che non si adeguino urgentemente all’ambiente in continua evoluzione, i giornali rischiano davvero un’estinzione prematura”.Secondo il rapporto, però, non ci troviamo di fronte alla fine del giornalismo ma stiamo assistendo a una “trasformazione sismica” nel modo in cui le persone trovano informazioni sul mondo che le circonda. Il potere non è più nelle mani dei giornalisti visti come ‘guardiani’ di ciò che il pubblico deve sapere. I cittadini hanno cominciato ad avere un ruolo più attivo come assemblatori, editori e anche creatori delle proprie notizie. Il pubblico abbandona i vecchi mezzi di informazione come la tv o la stampa, privilegiando i nuovi media online. I giornalisti devono quindi ridefinire il proprio ruolo e identificare quale valore principale vogliono difendere. Anche nelle grandi redazioni, però, i giornalisti segnalano che la specializzazione sta sparendo e sempre più reporter vengono passati all’area generalista. Il rapporto suggerisce che in futuro faremo bene a fare affidamento sui cittadini come sentinelle dell’informazione: senza dubbio ciò amplierà una visione pubblica e la gamma di voci diverse. Già molte persone stanno sperimentando nuovi modi per aiutare gli altri a raccogliere o capire le notizie. Ma questo potrebbe anche contribuire a rendere i poteri più oscuri: le nuove tecnologie da un lato aiuteranno i cittadini a esprimersi, ma daranno anche una mano a chi difende determinati interessi o vuole influenzare o addirittura confondere ciò che tutti noi sappiamo. Il problema, conclude il rapporto, non è “l’incredibile aggiunta dei media dei cittadini, ma il declino di un monitoraggio professionale sulle istituzioni più potenti”.• Simona Montella

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