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17 Luglio 2009 | Senza categoria

Piroso e il ricordo di Giorgio Ambrosoli

La TV dà i numeri di Giorgio Bellocci Giovanni Minoli, Corrado Augias, Serena Dandini, Fabio Fazio… E ancora: il conduttore di “Uno mattina estate” (lo scrittore Arnaldo Colasanti), il critico televisivo de Il Foglio (Massimiliano Lenzi), il conduttore radiofonico Linus (pizzicato nel corso di una sporadica incursione televisiva)… L’elenco dei destinatari di critiche e tirate d’orecchie distribuite da Aldo Grasso nell’ultimo mese, in vari spazi del Corriere della Sera e dei suoi allegati, è lungo. La maggior parte di queste piuttosto aspre. Abbastanza incomprensibili ai miei occhi, che pure hanno stima per Grasso (un maestro per coloro che si occupano di televisione). Temevo dunque che sotto la sua scure si abbattesse un’altra delle sue vittime preferiti, vale a dire Antonello Piroso. Non tanto perché il direttore news de La7 è uno dei pochi giornalisti che stoicamente resiste in video anche a luglio con “Omnibus” (Grasso potrebbe vedere in questo un atto di vanità in stile Nanni Moretti!), bensì per i problemi tecnici che hanno un po’ condizionato la messa in onda dello speciale dedicato a Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Trasmesso lo scorso 10 luglio da La7, il momento di ricordo dell’ “eroe borghese” fatto uccidere da Sindona nel 1979 è stato infatti fortemente voluto da Piroso, da sempre sensibile a questo tipo di importanti commemorazioni. A un certo punto della messa in onda vi è stato un accavallamento di immagini che ha temporaneamente reso di difficile comprensione lo sviluppo dello speciale (che di base vedeva Piroso intervistare vari ospiti in studio, tra cui il figlio di Ambrosoli e il giornalista Giovanni Bianconi, in alternanza con contributi filmati). Sarà stato un caso, ma proprio in quel momento il dibattito verteva sul possibile coinvolgimento di Giulio Andreotti nella complicata trama… L’inconveniente non è durato a lungo, ma temevo che Grasso ne accollasse la colpa a Piroso! Invece il critico del Corriere ha elogiato il nostro nella sua rubrica “A fil di rete” pubblicata due giorni dopo lo speciale. Ho tirato un sospiro di sollievo perché iniziative come quelle di Piroso rappresentano una merce sempre più rara nell’ambito della televisione italiana (anche “Linea Notte” di Raitre, va detto, ha degnamente ricordato il coraggioso avvocato). Dopo lo speciale è andato in onda Un eroe borghese il bel film di Michele Placido sull’omicidio Ambrosoli, tratto dall’omonimo romanzo di Corrado Stajano. Una scelta in linea, oltretutto, con l’attenzione che La7 dedica al cinema d’autore. Mi piace dunque l’idea di congedare questa rubrica per la pausa estiva citando un giovane esperto in film (meglio ancora il termine “appassionato”) che si muove con personalità nella nicchia del palinsesto estivo: Simone Annicchiarico, conduttore su La7 de “La valigia dei sogni”, rotocalco dedicato ai capolavori e ai maestri del cinema italiano e internazionale. Simone è figlio d’arte, nato da Walter Chiari e Alida Chelli. Come le cronache raccontano, il rapporto tra Simone e il padre, scomparso nel 1991, è stato particolarmente complesso. Ma in varie interviste il ragazzo ha sempre parlato del genitore con stima e affetto. Non è difficile pensare che da Chiari, un grande anche in ambito cinematografico, egli abbia ereditato la nobile passione per la “settima arte”.

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