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12 Dicembre 2008 | Senza categoria

Pulitzer cede al potere del web

Mentre il giornalismo tradizionale su carta stampata è in crisi, l premio Pulitzer riconosce eguali diritti all’informazione online Alle premiazioni Pulitzer del prossimo aprile 2009 potranno aggiudicarsi un riconoscimento nelle 14 categorie previste per il settore giornalismo, anche gli organi di informazione che pubblicano solo sul web. L’unico requisito che le testate online dovranno necessariamente possedere è l’attività dell’agenzia o della testata nella settimana precedente la premiazione. Il premio Pulitzer è il riconoscimento del giornalismo americano più prestigioso, amministrato dalla Columbia University di New York, e solo nel 2006 si era vista la prima storica apertura all’universo della rete, anche se non potevano gareggiare le testate presenti ‘solo’ sul web. “E’ un passo importante che riflette i continui cambiamenti dell’informazione Usa e la nostra propensione ad adattarci alla crescita del giornalismo online. Le nuove regole ampliano il raggio d’azione del Pulitzer e riconoscono il ruolo di interne. Controlliamo costantemente i cambiamenti sulla scena mediatica per apportare gli aggiustamenti necessari a mano a mano e con moderazione” ha dichiarato l’amministratore del premio Sig Gissler. Dunque il prestigioso premio apre le porte all’informazione online, mentre la crisi da tempo sta colpendo il giornalismo tradizionale: più del 20% dell’editoria ha problemi finanziari. La situazione è a dir poco disastrosa: il New York Times ipoteca il grattacielo, sulla Ottava Avenue, di 52 piani realizzato da Renzo Piano; il gruppo Tribune, che pubblica anche il Los Angeles Times (quarto giornale per tiratura con 773 mila copie) e il Chicago Tribune (ottavo con 541 mila copie) registra debiti per 10 miliardi di euro; la Cnn taglia l’intera redazione scienze e ambiente, compreso il responsabile Miles OBrien. In Gran Bretagna dal 2004 al 2007 le vendite dei quotidiani tradizionali (in totale 11 testate esclusi i domenicali) sono scese del 3,5%; in Giappone (uno dei paesi dove le vendite di giornali sono maggiormente in calo) invece le tre testate Yomiuri Shimbun, Asahi Shimbun e Nikkei business daily hanno deciso di cooperare nella produzione di contenuti online; lo statunitense Capital Times abbandona definitivamente la carta stampata per divenire consultabile solo online (aveva subito una drastica perdita delle vendite, che erano scese da 40.000 copie degli anni Sessanta a sole 18.000 copie di questi anni); il Financial Times sbarca in forma gratuita sul web, così come il Christian Science Monitor che aveva visto passare le sue copie dalle 220.000 degli anni Settanta alle 52.000 di oggi. Il crollo degli investimenti pubblicitari fa la sua parte e al riguardo il Financial Times ha pubblicato i risultati dello studio della Deloitte: 1 su 10, tra giornali e riviste, sarà destinato a dimezzare le proprie pubblicazioni, a trasferirsi su internet o a chiudere del tutto. Ma le eventuali migrazioni su internet, potranno far compensare le perdite accumulate dal cartaceo? Howard Davies, co-autore del rapporto Deloitte, pensa proprio di no: “Le condizioni del mercato, già difficili, saranno ancora peggiori. Neppure il sito online più di successo può compensare le perdite del suo corrispettivo cartaceo” Quale rapporto e quale grado di concorrenza tra informazione online e stampa tradizionale? Viviane Reading, commissario europeo per la società di informazione e media, aveva dichiarato (al meeting tenutosi a luglio che riuniva nove direttori rappresentativi delle più importanti testate europee): “Gli europei cercano sempre di garantire l’alta competitività della stampa, sebbene in questi ultimi anni la competitività sia mutata. Gli stati membri dovrebbero cercare in particolare di non alterare la concorrenza col denaro dei contribuenti a svantaggio della carta stampa, per esempio finanziando attività online che riguardano la carta stampata”.Un altro triste dato ci aiuta a capire la crescita del giornalismo online: stando alle statistiche di Committee to Protect Journalists (organizzazione no profit che lavora per la libertà di stampa) per la prima volta gli arresti di giornalisti web hanno superato quelli di giornalisti tradizionali. I giornalisti dietro le sbarre, su 29 paesi presi in esame, sono 125, di cui 56 arrestati per le opinioni espresse online. Sono 45 i freelance che non hanno dunque nessuna organizzazione pronta ad aiutarli e difenderli. Se le parole dell’editore Arthur Sulzberger Jr., che nel 2007 aveva dichiarato la possibilità di non stampare più un giornale entro cinque anni, fossero in qualche modo una visione di un possibile scenario così nefasto, potremmo dire che il premio Pulitzer è stato altrettanto lungimirante. • Iskra Naydenova

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