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13 Luglio 2007 | Senza categoria

Radio: generazione “trans”

Transizione: è questo il vocabolo che nessuno vuole pronunciare, ma che sostanzialmente domina le scelte del mondo radiofonico italiano Un media che piace alla gente e anche agli inserzionisti. Non si discute il futuro della radio, ma si analizzano le sue sfaccettature per capire come il mezzo si incammina, lentamente, verso il digitale. C’è lo zoccolo duro degli over 50, che ha vissuto il lancio delle radio commerciali in FM ma che rimane legato alla radio nella sua forma più istituzionale ed è poco partecipativo. C’è poi la fascia 30/50enni, che ama la radio commerciale e partecipa alla vita dell’emittente. Infine ci sono i nuovi ascoltatori, il popolo dei 20enni che invece è rapito dalle nuove tecnologie, dal podcast e che concepisce il mezzo radiofonico legato all’utilizzo del computer e al suo fare “comunità” sul web. Tre generazioni che fanno dell’ascoltare la radio un momento importante della giornata. Come migreranno queste fasce verso il digitale e come può il mezzo aiutarli a rimanere sintonizzati? Sono fondamentali la scelta di contenuti e la gestione della transizione. Gli editori dovranno essere in grado di sviluppare il mezzo in verticale tra le varie tecnologie esistenti (FM, web e digitale) e in orizzontale tra i contenuti (intrattenimento, informazione, musica). In una prima fase, per non tagliare fuori i vecchi utenti, si dovrà anche affiancare la nuova tecnologia di trasmissione a quella già esistente. Ma è già chiaro fin da ora che le giovani leve hanno impresso un’accelerazione a tutto il settore, con l’invasione degli iPod, che ha radicalmente cambiato il modo di usufruire della musica. La radio del futuro, non importa se analogica o digitale, deve avere una personalità forte e contenuti altrettanto tosti. Sono finiti i tempi quando si considerava la radio un juke box e forse stanno finendo quelli che considerano il mezzo come un contenitore di chiacchiere. Si deve abbracciare la convergenza e sviluppare un contenuto il più possibile originale pur non rinunciando alla propria identità. Un nuovo stile potrebbe essere la radio “tematica” intesa nel senso di scelta ben precisa di una linea di proposte di contenuti come ha fatto recentemente Finelco con il lancio di Virgin Radio, che programma musica rock e poche chiacchiere. Prende il posto della defunta Play Radio di Rcs Broadcast, sparita dopo due anni e vari tentativi di renderla interessante per il pubblico di ascoltatori e di inserzionisti imbroccando una sfilza di errori di gestione: poca musica e troppo parlato, un target complicato da coinvolgere e da censire come quello dei 30-45 anni, l’autoreferenzialità degli interventi degli editorialisti di Corriere e Gazzetta e troppi cambi nel palinsesto. La radio è stata severa con Rcs Broadcast, gli altri editori devono fare tesoro dell’esperienza e, se possibile, non ripeterla nel presente per arrivare al futuro in digitale.   La mia radio suona il rock, ma è una scommessa Rock, ma con stile. Questo il credo alla base di Virgin Radio, che mette insieme tre pezzi grossi dell’editoria: Finelco, Rcs e Virgin. Una radio che fa del suo dna rock il biglietto da visita per conquistare 2 milioni e mezzo di ascoltatori entro due anni. Numeri che la vecchia Play Radio, dalla quale eredita le frequenze, non è minimamente riuscita ad avvicinare (e per questo è stata sempre assente dalle rilevazioni Audiradio). Poco parlato, molta musica, pillole di storia del rock, informazione nelle fasce più calde della giornata e un morning show in arrivo a settembre con qualche volto noto dello Zelig. Virgin Radio sarà un canale privilegiato per veicolare, oltre alla musica, anche le iniziative del gruppo Virgin di Richard Branson, che spaziano dalle palestre ai viaggi oltre a carte di credito e assicurazioni. Inoltre può usufruire del veicolo multimediale di Rcs, che comprende quotidiani, magazine e siti di informazione. In una fase di transizione è un modo intelligente per stare a galla.   • Marco Scurati  

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