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17 Settembre 2010 | Senza categoria

Se il video cattura il candore di Andreotti…

di Giorgio Bellocci Venerdì 9 settembre, prima pagina de La Stampa e rubrica di Massimo Gramellini (“Buongiorno”), appuntamento cult  per lettori e opinionisti: in ordine alfabetico, da Emilio Alessandrini a Angelo Vassallo, scorre una lunga lista di vittime del terrorismo o delle peggiori trame oscure della più recente storia d’Italia. Tra questi pure Giorgio Ambrosoli, l’avvocato assassinato nel 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere Michele Sindona. Personaggio, quest’ultimo, a dire poco ambiguo, ricordato per i rapporti con la mafia e la loggia massonica di Licio Gelli.   Lapidario il pensiero che Gramellini rivolge ai protagonisti citati: “Grazie, perché ve la siete andata a cercare”… Per apprezzare il duro sarcasmo del giornalista bisogna aver visto la puntata de “La storia siamo noi” del 9 settembre (Raidue, 23.55); o averne colto la eco delle polemiche sui media. Con la consueta professionalità Giovanni Minoli ha raccontato il complesso caso del fallimento della Banca Privata Italiana di Sindona. Vicenda che conosce un momento significativo il 24 settembre 1974 quando l’allora governatore della Banca d’Italia Guido Carli pensò bene di convocare Ambrosoli per conferirgli l’incarico di liquidatore dell’ente di Sindona…   Un complesso intreccio di malaffare e manovre politiche, al punto che tra le varie testimonianze raccolte da Minoli spicca quella di Giulio Andreotti, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio e figura coinvolta nel delicato mosaico di contatti e trattative. Non stupisce dunque che ancora prima della messa in onda della puntata i media abbiano riportato il serafico ritratto del senatore dedicato a Ambrosoli: “una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando…”   Capito l’indignazione di Gramellini e di tanti altri? Che mezzo diabolico la televisione! Impietoso con i vecchi protagonisti della ribalta… Prendete Andreotti: giunto a un punto della sua vita dove giustamente si gode il calore della famiglia, egli non può più aspirare a essere protagonista a “Ballarò” o a “Annozero”, sempre che la cosa gli possa interessare. Al massimo può chiamarlo Bruno Vespa per una puntata di “Porta a porta” dedicata alla storia del costume italiano, con Valeria Marini o Alba Parietti.   Basta però un passaggio scivoloso, una gaffe all’interno di una breve intervista e all’improvviso tutti ti scoprono per quello che sei. Una personalità che ha fatto un pezzo di storia d’Italia sporcandosi ogni tanto le mani. Ammetterlo con candore in tv è degno della sceneggiatura de “Il divo” di Paolo Sorrentino…

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