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20 Marzo 2009 | Senza categoria

Sky, concorrenza alla tv generalista

Fiorello, Panariello e Cuccarini, l’intrattenimento autoprodotto e un forte restyling per il nuovo canale Uno. Sky cambia: sfida a Raiset? La pay tv si avvicina ai modi della televisione generalista. Sky sta sviluppando e arricchendo il canale d’intrattenimento Uno, che mira a colmare lo storico vuoto della compagnia di Murdoch nel settore e a ritagliarsi il ruolo di concorrente d’élite nel duopolio ormai all’acqua di rose tra Mediaset e Rai. Sky come risposta a Raiset? L’apripista sarà lo show di Fiorello, strappato alla tv in chiaro e ora uomo immagine della nouvelle vague della tv a pagamento per eccellenza. Attorno al mattatore siculo, nomi celebri di Cologno Monzese e Saxa Rubra, in uno straniante revival dell’Italia televisiva anni Ottanta e Novanta. Il corposo restyling partirà il 1 aprile, quando il canale 109 (ora Sky Vivo) diventerà ufficialmente Sky Uno. Il palinsesto sarà più orientato al varietà, per fare di Uno la rete ammiraglia e la vetrina dell’intero pacchetto. “Sky Uno sarà un canale nuovo, rivolto a un pubblico certo più ampio rispetto al canale attualmente al 109 del bouquet Sky e con volti popolari. Ma non somiglierà a Raiuno e neanche a Italia 1. Cioè non avrà nulla a che vedere con un canale generalista – spiega Kathryn Fink, direttrice dei programmi della rete di Murdoch in Italia -. Sky Uno sarà incentrato sull’intrattenimento, con particolare attenzione al varietà e alla comicità, reinventate come solo una tv a pagamento può fare. Offrirà una programmazione complementare agli altri nostri canali” Oltre a Fiorello, si potranno vedere la fiction Donne Assassine (dal 3 aprile, con Martina Stella, Claudia Pandolfi e Violante Placido), il talent show condotto da Lorella Cuccarini (Vuoi ballare con me?, dal 9 aprile) e le strisce dei programmi di Maria De Filippi. Anche SkyTg24 tira la volata all’intrattenimento, ospitando una finestra curata proprio da Fiorello, che leggerà in chiave ironica le notizie del giorno e anticiperà i contenuti del suo show. “L’intrattenimento è uno dei generi della pay tv, noi abbiamo deciso di investire sulla produzione originale italiana – spiega il vicepresidente di Sky Italia, Andrea Scrosati -, ma è un intrattenimento diverso da quello della tv generalista. La televisione in chiaro ha come obiettivo quello di trasmettere programmi che raggiungano il maggior numero possibile di ascoltatori nello stesso momento, i nostri programmi sono pensati e costruiti sulla base delle specifiche passioni dei nostri clienti”. Tra i volti di spicco assoldati da Sky Uno c’è Giorgio Panariello, che inizierà una martellante campagna pubblicitaria: tante gag-audio di pochi secondi, in onda decine di volte a partire dal primo aprile. Anche il comico toscano (già protagonista su Raiuno) entrerà poi nel palinsesto satellitare con un progetto proprio. “Sky è sempre stata forte su calcio e cinema, mi sembra che ora avverta l’esigenza di sviluppare quella che era la sua parte più debole. Non che si voglia fare un canale generalista – dice Giampiero Solari, regista/autore (anche per Fiorello e Panariello: un caso?) e consulente artistico per Sky -. L’importante non è avere i personaggi, ma il progetto per i personaggi: la proposta di Sky punta sulla varietà, non per ammiccare alla tv generalista”. Niente talk show dunque, almeno per il momento, per non scadere nell’imitazione bieca dei canali in chiaro (dove interviste e salotti dominano la seconda serata) e per garantire a chi paga l’abbonamento un minimo di originalità Questa corsa allo smarcamento dalla tv generalista classica suona singolare e un po’ forzato. Sky vuole proteggere la sua diversità, la sua immagine di tv dai forti investimenti settoriali, che le consentono approfondimenti e servizi impossibili alle altre reti. Il satellite però, in questo caso, schiva lo share ma fa la corte ai maestri dello zapping. E’ evidente la volontà di erodere l’audience di Rai e Mediaset nel terreno loro più congeniale, avvicinandosi all’intrattenimento di massa, che per sua stessa definizione si fonda sulla personalità trainante del conduttore, sui nomi più che sul progetto, ed è ricettacolo degli ampi consensi di un pubblico trasversale, quindi non ispirato alle “passioni dei clienti”. Opportunismi del marketing e doppio gioco televisivo, alla meglio. • Stefano Pini

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