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22 Maggio 2009 | Senza categoria

Tv digitale, il futuro adesso

Entro il prossimo anno il 70% del territorio italiano completerà il definitivo passaggio al decoder. Rai, Mediaset, strategie e probabili assetti Il sistema televisivo italiano si appresta a vivere il secondo grande stravolgimento della sua storia. Forse non sarà rivoluzionario, nel bene e nel male, come l’apertura ai canali privati commerciali, ma certo il digitale terrestre segnerà una svolta per il mondo del tubo catodico. Procede a ritmo più spedito l’abbandono dell’analogico, scandito da una tabella di marcia che, entro il 2010, vedrà il 70% dell’Italia dotata della tv digitale. Secondo le direttive europee, istituzioni e mezzi di comunicazione devono dare informazioni certe e chiare sul futuro prossimo dei canali tv in Italia, in modo da non penalizzare gli utenti. Così, i due network per eccellenza del sistema italiano, Rai e Mediaset, hanno cominciato a pianificare il loro futuro prossimo. La transizione avverrà in due fasi. La prima, detta switch-over, prevede che le trasmissioni di Raidue e Rete 4 passino al digitale terrestre. Questo passaggio è già avvenuto in Valle d’Aosta, Trentino e Piemonte (per le province di Torino e Cuneo e parte dell’astigiano); dal 16 giugno sarà la volta di Roma e di parte della provincia di Latina. La seconda fase, denominata switch-off, lo spegnimento del segnale di trasmissione analogico, è prevista a partire dal settembre prossimo. La tv di Stato ha garantito, per parola del dg Mauro Masi, investimenti di 700-750 milioni di euro nei prossimi tre anni, al fine di completare lo switch-off. Viale Mazzini ha inviato una lettera ai suoi abbonati con dettagliate spiegazioni sui cambiamenti e sulle eventuali misure da adottare per non rimanere isolati. Nel documento si parla di qualità dell’immagine e della possibilità, tramite decoder, di ricevere Rai 4, Raisport, Rainews24, Raistoria, Rai Edu1 e Rai Gulp, oltre alle canoniche tre reti. Vengono date poi istruzioni di base per agevolare gli anziani e i poco avvezzi alla tecnologia. Una campagna di comunicazione che si avvale anche del contributo di noti conduttori che, tramite mini spot, aggiorneranno e consiglieranno i telespettatori. Toni rassicuranti, come d’uopo per mamma Rai, che punta sull’affidabilità e sulla varietà dell’offerta. Cologno Monzese ha invece scelto festeggiamenti esuberanti e nazional-popolari per scandire la fine dell’era analogica: per il passaggio al digitale del Piemonte occidentale, Mediaset ha organizzato nel nord ovest un concerto con i finalisti dell’ultima edizione di Amici e una puntata speciale di Grande Fratello Live, talk-show con i ragazzi del Gf9 presentato da Barbara D’Urso, nonché eventi pensati per il pubblico dei più piccoli. Certamente d’impatto, questa strategia di marketing mira a dare un’immagine moderna e propositiva del network, senza scordare l’ampliamento dei contenuti: è di pochi giorni fa l’esordio del nuovo servizio cinema Premium Gallery (a pagamento), che propone Disney Channel e il redivivo Studio Universal. Entro l’inizio del 2010 arriverà poi Italia 2, il nuovo canale digitale di Mediaset, free e dedicato a un pubblico giovane. Nel marasma di reti e programmi, i problemi impellenti sono spesso di tipo tecnico. Il sito decoder.comunicazioni.it prova a fugare gli ultimi dubbi, ribadendo l’incentivo di 50 euro per famiglia per l’acquisto del decoder. Delucidazioni che dovrebbero fare chiarezza sul garbuglio di date e questioni riguardanti l’inizio dell’era digitale. “Si avvia un percorso di definitiva sistemazione delle radiofrequenze televisive in Italia – ha detto il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò -. Le risorse trasmissive sono un bene pubblico destinato a soddisfare l’interesse della collettività. In questi anni è sempre stata auspicata una definizione di regole che garantissero la certezza del diritto e il rispetto dei principi costituzionali del pluralismo. Il percorso avviato va in questa direzione” C’è da sperare che l’Autorità abbia ragione. Troppe volte, negli ultimi venticinque anni, ci si è scordati della salvaguardia del pubblico, elidendo (per interesse e conflitti d’interessi politico-economici) il concetto di risorsa collettiva dai significati della televisione nostrana. Non bisognerà attendere molto per verificare la vacui­tà o meno dei buoni auspici: i decoder bussano alle porte, il futuro è (quasi) adesso. • Stefano Pini

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