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28 Giugno 2007 | Senza categoria

Flachi, l’ipocrisia del calcio e la Lazio degli anni ’70

La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci E’ di questi giorni la notizia della richiesta da parte della Sampdoria della rescissione unilaterale del contratto di Francesco Flachi, squalificato per due anni causa doping. Gli appassionati di calcio ricorderanno che il giocatore risultò positivo alla cocaina al termine della gara con l’Inter dello scorso 28 gennaio. Flachi… giocatore tecnicamente immenso, grande promessa della Fiorentina all’inizio degli anni 90 e affermatosi successivamente come “fattore” nella Sampdoria, di cui è diventato il capitano grazie soprattutto a Walter Novellino, uno dei migliori allenatori italiani. Perché la triste vicenda di Flachi ha diritto di cittadinanza in una rubrica dedicata alla televisione? Lo sfortunato campione mi è venuto in mente guardando la bella puntata di “Sfide” dello scorso 21 giugno, dedicata alla strepitosa Lazio degli anni 70. Quella dello scudetto del 1974 e dello spogliatoio di “matti” gestiti da Tommaso Maestrelli, allenatore prematuramente scomparso a causa di un tumore sul finire del decennio. Il rotocalco di Rai 3, come da abitudine, ha ricostruito il clima in cui quella Lazio è nata con l’ausilio di suggestive immagini in bianco e nero e di recenti interviste ad alcuni protagonisti. Il fllo conduttore è stato lo struggente ricordo di Maestrelli, ma fortunatamente non sono mancate obiettive ricostruzioni della “follia” dello spogliatoio guidato da Giorgio Chinaglia: violente liti in campo e fuori, goliardie varie… il tutto, in sintesi, veniva poi addolcito con le vittorie e con il senso paternalista di Maestrelli. Ma tra i vari passatempi dei giocatori c’era anche il poligono, fatto costruire ad hoc nel centro sportivo. Pistole vere, porto d’armi (forse…). Stiamo parlando degli anni di piombo, e chi ha buona memoria ricorda che già all’epoca molti giocatori della Lazio si vantavano di andare in giro per locali con la pistola. Martini, ieri terzino della squadra e oggi praticante politico vicino a An, ha sinceramente ricordato la cosa nel corso di “Sfide”, sia pure con un po’ di imbarazzo. Ho pensato a Flachi vedendo la puntata perché ritengo che la punizione che il mondo del calcio gli sta infliggendo sia durissima: a trentadue anni gli viene stroncata la carriera. Flachi ha un problema personale, ma la dipendenza dalla cocaina non lo ha mai aiutato a “falsare” la sua prestazione in campo: non è doping. Francesco, scaricato dalla Sampdoria, andrebbe aiutato. Egli è vittima dell’ipocrisia del calcio che è la stessa della società in cui viviamo. “Sfide”, mezzo milione di spettatori ben oltre la mezzanotte, ha sollevato indirettamente un quesito: ipocrisia per ipocrisia, forse verso i calciatori c’era più tolleranza all’epoca delle pistole nell’abisso nero degli anni 70.

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