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25 Gennaio 2007 | Senza categoria

Download legale, anzi no

La decisione della Corte di Cassazione sul download ha scatenato il dibattito fra le associazioni di categoria. La discussione resta aperta. La terza sezione della Corte di Cassazione ha sancito che scaricare file dal web non raffigura il reato di duplicazione abusiva ai fini di lucro. La sentenza è importante perché di fatto era proprio la duplicazione a costituire il reato perseguibile penalmente. A finire nelle maglie della giustizia sono stati due studenti del Politecnico di Torino pescati a scaricare e condividere file protetti dal diritto d’autore masterizzati poi su Cd. Sono state così ribaltate due sentenze precedenti. La sentenza della Cassazione ha escluso il fine del lucro che ha giudicato indispensabile per l’azione penale. Il legislatore più volte ha modificato la legge a tutela del diritto d’autore alternando nei vari reati i fini di lucro a quelli di profitto, mettendo in risalto la netta distinzione tra i due concetti. Lo scopo di lucro si configura quando vi sia il perseguimento di un vantaggio economicamente apprezzabile; lo scopo di profitto include ogni mero vantaggio morale. In questo caso la messa a disposizione dei programmi mediante attività di download non configura alcun lucro poiché le attività sono state effettuate gratuitamente. Gli editori sostengono che la sentenza non cambia nulla, perché si riferisce a fatti avvenuti prima dell’entrata in vigore della nuova norma. Così commenta il presidente della Siae Giorgio Assumma: “Il disposto della Corte di Cassazione lascia molto perplessi, perché si pone in contrasto con principi di diritto ormai acclarati dalla costante giurisprudenza, alla quale correttamente si era conformata la Corte di Appello di Torino”. Secondo Assumma l’uso personale “è l’unica utilizzazione consentita dalla vigente legge, senza bisogno della preventiva autorizzazione del titolare dei diritti”, ma la possibilità di accedere alle opere scaricate a un’ampia “cerchia” grazie a internet “fa venir meno l’ambito personale, trasformandolo in un ambito pubblico”. Inoltre “in base al nostro sistema giuridico, ogni scambio di per sé procura un vantaggio economicamente apprezzabile a favore di quanti lo compiano. Quindi – prosegue Assumma – lo scambio, anche se privo di un passaggio di moneta, deve considerarsi lucrativo”. La Fimi, l’associazione dei discografici, sottolinea come “dal 2000, dopo la legge di riforma del diritto d’autore, è reato scaricare da internet – sia a scopo di lucro che di profitto – opere protette dal copyright”. Paolo Ferrari, presidente dell’Anica, associazione delle industrie cinematografiche audiovisive e multimediali, ha ribadito che “ogni utilizzazione di contenuti non autorizzata è pirateria. L’abbandono delle opere al saccheggio distrugge i presupposti della creazione, è una scelta regressiva ed oscurantista”. Per Paolo Protti, presidente dell’Anec, associazione nazionale esercenti cinema, “ingenerare nei giovani la convinzione sbagliata che scaricare online film, musica, o programmi tutelati dal diritto d’autore, sia lecito è estremamente grave perché mette a serio rischio settori fondamentali per l’economia e la cultura del nostro Paese”. Dal mondo politico arrivano reazioni positive alla sentenza anche da parte di chi ha fatto parte del governo che ha voluto il giro di vite criticato da molti, come il leghista Roberto Maroni. Secondo il senatore Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla governance di internet del ministro dell’Innovazione, ora “non è più giustificabile nessuna inerzia parlamentare. Non è più possibile porre sullo stesso piano ragazzi che scambiano file gratuitamente e i  camorristi della contraffazione commerciale come fa la legge Urbani”. Occorre quindi “una legge di depenalizzazione dello scambio gratuito e non commerciale e occorre creare settori specializzati nelle procure per combattere effettivamente la contraffazione”. L’avvocato Carlo Blengino, difensore dei ragazzi di Torino, è convinto che l’annullamento della condanna deciso dalla suprema Corte sia frutto di una “sentenza che, pur riferendosi a fatti risalenti nel tempo, detta un’interpretazione sistematica e ineludibile” dell’attuale normativa che “sanziona penalmente solo il download a fini di lucro”. Il downloading a fini di utilizzo meramente personali e non a fini di lucro non è reato perché esiste “un diritto costituzionalmente garantito alla diffusione e fruizione delle opere dell’ingegno e della cultura, come più volte ribadito dalla Corte Costituzionale e dai trattati internazionali”

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