Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

17 Maggio 2007 | Senza categoria

Europa: ict a gonfie vele, ma l’Italia insegue

La spesa per l’Information technology cresce più di quella per le Telecomunicazioni. L’Italia conferma il rallentamento degli ultimi anni. Riparte l’Europa dell’Ict, trainata dal business del software e dai servizi It. Lo rivela il Rapporto Eito 2007 (Osservatorio europeo dell’Ict). Una crescita che nel 2006 è stata del 3,6%, nel 2007 si prevede del 4,4% e nel 2008 del 4,7%. Tassi che potrebbero essere rivisti al rialzo, in linea con le previsioni di incremento del Pil europeo. l’Ict europeo però continua a crescere a ritmi leggermente inferiori rispetto agli Stati Uniti e alle grandi economie emergenti (i Paesi Brics: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). A trainare la crescita sono, ancora una volta, i paesi scandinavi ma all’interno dell’Europa si segnalano i positivi tassi di crescita dei nuovi membri come Romania e Bulgaria, dei paesi baltici (Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia) e dei paesi dell’Europa continentale (Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia). La Spagna è il paese dell’Europa occidentale che cresce di più nell’It, con un incremento medio del 6%, la Germania frena, specialmente nell’ambito delle telecomunicazioni, e si prevede che nei prossimi mesi (2007/2008) la crescita media nelle Tlc sarà vicina allo zero. “L’Europa si è finalmente svegliata dal lungo sonno in cui era piombata nel 2001 – ha detto Bruno Lamborghini, presidente Eito -. Questo risveglio è dovuto in particolare allo sviluppo del settore soft­ware e dei servizi It che crescono entrambi a ritmi del 5-6% l’anno e nel 2008 è previsto un assestamento dell’Europa addirittura a livelli superiori degli Stati Uniti in questi comparti. In particolare nel settore dei servizi in cui per il 2008 l’Unione Europea dovrebbe registrare una crescita del 5,4%, contro il 5,1% degli Stati Uniti” Il Rapporto Eito considera due chiavi di indagine: uno relativo alla spesa nell’It e uno relativo a quella nelle Tlc. Per quanto riguarda la prima, si registra una crescita in Europa, mentre nel resto del mondo è in calo. Le telecomunicazioni, invece, calano in quasi tutti i paesi. Se si considera il mercato dell’Information technology, crescono i software e gli hardware per Pc, mentre restano stabili i servizi e scendono i dispositivi per la comunicazione. “L’Unione europea allargata sembra essere entrata in un ciclo di sviluppo molto positivo guidato dall’impiego diffuso delle tecnologie Ict e internet e dalla presenza di infrastrutture e servizi di rete sia di tipo fisso, che mobile e wireless, molto innovativi”, continua Bruno Lamborghini. La crescita europea è legata allo sviluppo di applicazioni web, voIp, di convergenza e legata ai sistemi mobili. A far la parte del leone spesso sistemi open source e ambienti software collaborativi per la fruizione e lo sviluppo del settore Ict in Europa. “Sono tecnologie che stanno cambiando il modo di fare business in ogni settore – ha continuato Lamborghini -. Stiamo assistendo a un progressivo cambiamento, specialmente nel settore hi-tech e della Sanità. Anche l’Italia sta seguendo questo trend di crescita e le previsioni la vedono allineata, nel giro di un paio di anni al resto d’Europa, con picchi di eccellenza nell’ambito del soft­ware, che dovrebbe arrivare a crescere nel 2007 del 3% e nel 2008 addirittura del 6%” Dopo l’analisi a livello mondiale ed europeo passiamo all’Italia. Nei servizi di Information technology il Belpaese rimane indietro, con un incremento nel 2007 dell’1,9% e per il 2008 stimato del 2,9%, molto al di sotto della media europea. Un rallentamento dovuto a un’estrema frammentazione del mercato, che conta circa 70 mila aziende, spesso composte da un’impresa costituita da una singola persona. Una frammentazione che non incontra i favori dell’Unione europea perché in controtendenza al progetto che sviluppa un programma di aggregazione, condivisione e un piano di intervento per il rilancio dell’Ict. Quello che intende mettere a punto l’Ue con il settimo Programma Quadro (2007/2013) prevede lo stanziamento di circa 9 miliardi di euro per la ricerca dell’industria Ict europea, ben il 75% in più rispetto al piano precedente. Per l’Italia si tratta di un’occasione da sfruttare per allinearsi con le nazioni traino dell’Europa. Viceversa si rischia di diventare – o rimanere, a seconda dei punti di vista – un’appendice mediterranea dell’Unione. Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, presente alla discussione dei dati del Rapporto Eito 2007, ha promesso una decisa svolta nel settore in Italia. Primo appuntamento in agenda è la gara per la distribuzione delle frequenze Wi-Max, da concludere entro l’estate. Il ministro sottolinea come l’Italia si collochi, insieme a paesi come Francia, Regno Unito e Spagna, ai primi posti in Europa nel settore delle Tlc, mettendo in evidenza la progressiva apertura e flessibilità del mercato italiano del settore come i casi Mediaset, Endemol e Telecom Italia dimostrano. Ma non bastano tv e telefoni per rimanere al passo con il resto del mondo. Tripi (Confindustria): “In Italia l’innovazione deve essere il motore della crescita” Se l’Europa mantiene i tassi di crescita degli Usa perdendo vistosamente solo dalle emergenti India e Cina, l’Italia segna invece ancora una volta il passo. Perché? Risponde Alberto Tripi, presidente Confindustria Servizi innovativi e tecnologici. “Secondo gli economisti della Bce, una crescita modesta o addirittura un arretramento della produttività nei servizi si verifica laddove barriere alla concorrenza e all’innovazione impediscono la diffusione delle nuove tecnologie e dei moderni modelli organizzativi. Applicato al caso italiano, il paradigma europeo fornisce un’indicazione preziosa: una maggiore produttività dei servizi discende da una più estesa liberalizzazione del settore. Liberalizzazioni, produttività, ricerca, innovazione, internazionalizzazione. Sono le chiavi per attivare il circolo virtuoso della crescita economica e per resistere alla competizione dei Paesi emergenti. Fra poco più di un mese il Governo presenterà il Documento di Programmazione Economico Finanziaria (Dpef) per il 2008. Le imprese auspicano che gli interventi siano ispirati a una visione strategica complessiva e in linea con ciò che sta accadendo sui mercati. Quello che chiediamo è che, al di là dei singoli provvedimenti, ci sia il riconoscimento del ruolo centrale dell’innovazione come motore della crescita dell’economia del Paese”.  Positivo il mercato dei Pc n Europa, +11,25% Molti osservatori e operatori di mercato aspettavano i dati relativi al primo trimeste del 2007 per confermare (o meno) la speranza di una ripresa del mercato del Pc in Europa. Le cifre che Gartner ha reso pubbliche sono positive: le vendite sono aumentate dell’11,25% rispetto allo stesso periodo del 2006, raggiungendo 13,3 milioni di unità. Il segmento consumer continua a sostenere le vendite di Pc all’interno di un mercato guidato da una domanda di notebook che si mantiene sostenuta. Nel periodo considerato il 50% dei Pc acquistati sono laptop. Secondo Gartner, con il suo tasso a doppia cifra, il primo trimestre del 2007 sarà il trimestre dell’anno a più forte crescita; alla fine dell’anno, la crescita media dovrebbe aggirarsi intorno all’8%. Il mercato dei Pc è notoriamente una cartina di tornasole per l’intero settore della Information technology per l’indotto che attiva (mercato dei chip, software, web, periferiche). L’andamento dei tre paesi principali dell’area Europa: bene Gran Bretagna e Francia, in ripresa la Germania. Italia: la banda larga spinge a pirateria al 51% In Italia la pirateria informatica è in leggero calo. Questo il dato rilevato dalla Business Software Alliance, gruppo mondiale di società che si occupano di sviluppare applicazioni commerciali. Ma anche nel 2007 l’Italia rimane nella “Watch List” del ministero per il Commercio Usa fra i paesi in cui la proprietà intellettuale dei prodotti non è sufficientemente tutelata. “Il dato tendenziale è positivo, specie per il nostro Paese, l’unico nell’Europa occidentale ed economicamente sviluppata ad avere tassi di pirateria quasi balcanici – commenta Luca Marinelli, presidente di Bsa Italia -. Ma molto resta ancora da fare, perché abbiamo pur sempre un 51% di software illegalmente utilizzato: più di un programma su due installati sui Pc è privo di regolare licenza. Dobbiamo continuare a lavorare perché l’impegno a favore della legalità veda schierati insieme mondo aziendale, mondo associativo e mondo politico-istituzionale”. In Europa il tasso di illegalità è al 36%, in calo dell’1%, contro il 2% italiano. In Italia le perdite legate alla pirateria del software nel 2006 si sono dunque ridotte di circa 119 milioni di euro, dai 1.157 milioni di euro del 2005 ai 1.038 del 2006. Marco Scurati 

Leggi anche: